3 poesie di SYLVIA PLATH

POESIE, PATATE

La parola, definendo, imbavaglia ; il verso tracciato
ne estromette altri più nebulosi e prospera, assassino,
in strutture dove i versi immaginati

sono solo presenza spettrali. Solidi come patate,
come pietre, senza coscienza, parola e verso durano,
se gli dai spazio. Non è questione di rozzezza (benché

il ripensamento spesso vorrebbe un cambiamento
in delicatezza, in eleganza), quanto il fatto
che mi truffano sempre del dovuto : di più

o diversi, continuano a lasciare insoddisfatti.
Non celebrata in versi, non dipinta, la patata
accumula i suoi bruni bitorzoli su una pagina
infinitamente superiore ; e così pure la bruta pietra.

*

OLMO (Per Ruth Fainlight)

Conosco il fondo, dice. Lo conosco con la mia grossa radice :
è quello di cui tu hai paura.
Io non ne ho paura : ci sono stata.

È il mare che senti in me,
le sue insoddisfazioni ?
O la voce del nulla, che era la tua pazzia ?

L’amore non è ombra.
Come lo insegui con menzogne e pianti.
Ascolta : ecco i suoi zoccoli : è corso via, come un cavallo.

Per tutta la notte galopperò così, impetuosamente,
finché la tua testa non sarà una pietra, il tuo cuscino una zolla,
rimandando echi ed echi.

O vuoi chi ti porti il suono dei veleni ?
Ecco, quesa è la pioggia ora, questo grande azzittirsi.
E questo è il suo frutto : bianco-stagno, come arsenico.

Ho patito l’atrocità dei tramonti.
Bruciati fino alla radice
i miei filamenti rossi ardono ritti, una mano di fili di ferro.

Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.
Un vento di tale violenza
non tollera neutralità : devo urlare.

Anche la luna è spietata : vuole trascinarmi
crudelmente, lei che è sterile.
Il suo splendore mi folgora. O forse l’ho catturata.

La lascio andare. La lascio andare
diminuita e piatta, come dopo un intervento radicale.
Come mi possiedono e mi colmano i tuoi brutti sogni.

Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.

Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me ;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato, la malignità.

Le nuvole passano e si disperdono.
Sono quelli i volti dell’amore, quelle pallide irrecuperabilità ?
È per questo che agito il mio cuore ?

Sono incapace di maggior conoscenza.
Che cos’è questo, questa faccia
così assassina nel suo strangolio di rami ?-

Sibilano i suoi acidi serpentini.
Pietrificano la volontà. Queste sono le colpe isolate e lente
che uccidono e uccidono e uccidono.

*

TRAVERSATA

Lago nero, barca nera, due persone, nere sagome di carta.
Dove vanno gli alberi neri che si abbeverano qui ?
Le loro ombre devono coprire tutto il Canada.

Un pò di luce filtra dai fiori sull’acqua .
Le loro foglie non desiderano che ci affrettiamo :
sono rotonde e piatte, piene di oscuri consigli.

Freddi umidi ricadono dal remo.
Lo spirito del nero è in noi, è nei pesci.
Un tronco sommerso alza una pallida mano in un addio ;

tra le ninfe si aprono le stelle.
Non ti acciecano queste impassibili sirene ?
Questo è il silenzio di anime sbigottite.

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