7 “Proverbios y Cantares” di Antonio Machado

I

L’occhio che vedi non è

occhio perché tu lo veda;

è occhio perché ti vede.

II

Ma cerca nel tuo specchio l’altro,

l’altro che va con te.

VII

Nella mia solitudine

ho visto cose chiarissime

che non sono verità.

X

Svegliatevi, cantori,

finiscano gli echi,

comincino le voci.

XII

Cerca specchio nel tuo prossimo;

ma non per rasarti,

né per tingerti i capelli.

XVI

Si mente più del previsto

per mancanza di fantasia:

anche la verità s’inventa

XX

Per dare doppio lavoro al vento,

cuciva a filo doppio

le foglie secche dell’albero.

XXIII

Api, cantori,

non al miele, ai fiori

Proverbios y Cantares, è composto da brevi componimenti, inclusi in “Campos de Castilla”, la terza e la più conosciuta raccolta del poeta andaluso, pubblicata per la prima volta nel 1912 e successivamente aggiornata. Se l’attività di folklorista del padre ne ha suggerito le forme, i contenuti sembrano riassumere l’intera opera di Machado, come lui stesso illustra nel prologo della prima edizione dell’opera: “Siamo vittime – pensavo – di un doppio miraggio. Se guardiamo fuori e riusciamo a penetrare nelle cose, il nostro mondo esterno perde solidità, e finisce per evaporare davanti a noi quando arriviamo a credere che non esiste di per se stesso, ma per noi. Ma se, convinti dell’intima realtà, guardiamo dentro, allora tutto ci sembra provenire da fuori, ed è il nostro mondo interiore, noi stessi, a scomparire”.

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