8 poesie di ILARIA PALOMBA da MANCANZA 

Ci metterò del tempo a entrare nel mondo
ma forse non m’importa,
forse non sono mai stata qui
e nessuno lo è davvero,
come contasse qualcosa sapersi vivi.
Amo i colori violenti del giorno che muore,
le indistinte strade del mio quartiere nelle ore di buio,
lo sfaldarsi delle cose nella musica
e l’odore lontano delle veglie e dei ricordi
che non bruciano più.

*

Ti diventa ostile – chiunque
non nelle pareti ma negli stolidi sguardi d’intesa
nella pioggia del mattino stingono i palazzi
e sai che non ha nulla a che fare con te – ma con l’assenza
vorresti piegarli – quei palazzi
quei rimasugli di stoffa avanzata dai banchetti
vorresti strapparli – prima che parlino
afferri dita e bocche – prima che tacciano.

*

Esser nulla – per un istante
non pelle dipinta di gesso
non carne di sbarre che implode.
Esser nulla
come miraggi le orchidee al mattino
come gesta di eroi su mura diroccate.
Esser nulla – per un istante
senza perdere macerie dal lato destro del corpo
senza dirimere lo sguardo dall’immenso.
Esser nulla
con una chiave di ferro nella pupilla sinistra
con una mano di ghiaccio dentro i polmoni.
Questo nulla che sfrangia, perde, s’inabissa
in tutta la luce
che la veglia trafigge.

*

Ho l’impressione di lottare contro le pietre,
il futuro si spalanca negli occhi
ma le viscere sono fredde,
l’unico spazio possibile è lontano,
l’unico tempo possibile è mai,
quando sono con loro non esiste nient’altro,
la mente mia è labile,
non regge gli sbalzi,
schiva l’umana presenza,
mi costringe a frasi fatte e sorrisi di circostanza
mentre dentro ancora molta terra miseramente brucia
e in ogni istante la pelle viene via.

*

Non ho imparato a vivere.
Evado qualunque confronto
e forse sono capace di amare
soltanto chi muore.
Non ho imparato a vivere.

*
Alzarsi al mattino è la prima battaglia,
non di sola luce è composto il giorno,
c’è una guerra silenziosa con i demoni del mattino,
come se dietro la porta mi attendesse un inferno
e guardo negli occhi tutti i corpi
che transitano tra il sonno e la veglia,
sono corvi e più d’ogni cosa li sento gracchiare.
Stammi vicino in questa furiosa battaglia
mentre s’alzano i confini del muro immondo,
tra le pareti sorrido agli oggetti e sono polvere
uncinata al ricordo di un mondo in frantumi.

*

Noi amanti dei deserti
abbiamo giudici feroci dentro
e granelli di sabbia negli occhi,
tra lacrime e bruma,
il cielo si sfoca in un biancore irreale
eppure sappiamo accogliere
ogni genere di bufera
rialzandoci sempre
con o senza corpi.

*

Dimmi perché tutto questo desiderio di estasi e dannazione.
Dimmi perché mi sento viva nel vuoto.
Dimmi perché devo divenire musica e straripare.
Dimmi perché devo amare così tanto da non sentir più nulla.
Dimmi perché vivo la pelle come una prigione.
Dimmi perché cerco il sole il fuoco l’impatto con l’impossibile.
Dimmi perché mi senti viva mentre mi uccido.
Dimmi perché cerco nella notte e nel fango la verità e l’anima.
Dimmi perché l’ultimo dei clochard è per me più importante del re.
Dimmi perché inseguo chimere negli occhi degli altri.
Dimmi perché sto qui a cercarti mentre tu non esisti.
Dimmi perché?

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