ACQUA DI MARZO – Ciro De Caro #FILM

Acqua di marzo è un film del 2017, diretto da Ciro De Caro

Il protagonista, Roberto Caccioppoli, nel film Libero (ma solo di nome), è un giovane pubblicitario che vive a Roma con la fidanzata Francesca (Claudia Vismara), attrice esordiente. Una convivenza che sta diventando sempre più claustrofobica. Poi una crisi. Acqua di marzo c’insegna che in Cina viene utilizzata la stessa parola per indicare un’opportunità. E potrebbe essere la storia del regista Ciro De Caro inglobata nel film stesso, dato che anche lui si deve essere trovato in crisi, dopo il successo di Spaghetti Story, pensando a un’opera seconda e alle aspettative che se ne avevano. Ma ci riprova e il coraggio lo premia, regalandoci un film delicato, sempre commedia, ma questa volta non una storia di adolescenti o poco più. In Acqua di Marzo i protagonisti sono giovani adulti. La crisi – o opportunità, come la si voglia vedere è rappresentata dalla nonna morente del protagonista, che lo riporta nel paesino d’origine, Battipaglia, e gli fa lasciare Francesca.

Al paese, Libero ritrova una compagna del liceo, Neve, interpretata da Rossella D’Andrea, ragazza madre. Rinasce un’attrazione mai sopita. Ma Libero ritrova anche le liti tra i genitori (il padre è Nicola Di Pinto). De Caro ha il gusto della comicità, con alcuni sketch divertenti, ma questa è innanzitutto una commedia dei sentimenti, che aiutano a crescere e sono la cosa più difficile: perché c’è un rifiuto da parte nostra alla crescita, al raggiungimento di una maturità non solo fisica. Quando nonna se ne va e la madre di Libero si dispera non sentendosi più utile, il ragazzo è nuovamente a un bivio: restare a Battipaglia con la ritrovata famiglia e Neve oppure tornare da Francesca nella metropoli? Il finale è aperto e quindi è come lo spettatore lo preferisce intendere.

Nelle note di regia di Acqua di marzo, De Caro scrive: «Amare e lasciare andare» e così la vita fa il suo corso, se ne va in tutti i sensi. L’importante è avere il coraggio di ritornare sui propri passi per mettere a posto ciò che era rimasto non concluso. «Per fare un passo avanti, bisogna perdere l’equilibrio per un attimo». Così c’insegna la morale, che è tutta una questione di labili equilibri, ma poi le cose tornano a posto. O forse no. In sintesi, un film fresco, piacevole, in cui la generazione degli anni ’70 si può immedesimare piacevolmente.

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*FONTE: https://www.nocturno.it

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