ANNIE LE BRUN – Biografia

Ancora studentessa, Annie Le Brun scopre lo shock del surrealismo; legge dapprima Nadja di André Breton, copiando a mano il suo Amore folle e l’Antologia dell’umorismo nero. Poco dopo, nel 1963, incontrò Breton stesso, e prese parte alle attività del movimento surrealista fino al 1969, allo scioglimento del gruppo. Più tardi, contro quella che considerava la liquidazione programmata della singolarità, dell’amore e della distrazione, confidò che “con i surrealisti si respirava, se non altro per scoprire la molteplicità degli orizzonti che avrà aperto questo tentativo unico nel XX secolo di pensare tutto l’uomo?” Così si pose sulla scia del surrealismo, abbracciando la sua ricerca della “bellezza convulsa” e la sua insurrezione lirica.

Nel 1972, trova un’attività collettiva intorno alle Editions Now fondate da Pierre Peuchmaurd, con il poeta e drammaturgo Radovan Ivsic, che diventa il suo compagno, così come Georges Goldfayn, Gerard Legrand e il pittore Toyen. Quest’ultimo aveva illustrato nel 1967 il suo primo libro poetico Sur le champ. In questi anni, scrive e pubblica diverse altre raccolte, che saranno raccolte nel 2004 in un unico volume, sotto il titolo Ombre pour ombre. Durante questo prolifico periodo di creazione, è coautrice, tra altre raccolte e saggi, di tre opere ibride in cui la sua scrittura poetica è combinata con illustrazioni – sia fotografiche che plastiche – di diversi artisti: La traversata delle Alpi, co-scritta nel 1972 con Radovan Ivšić e illustrata dalle fotografie dello scultore italiano Fabio De Sanctis; Vicino ai nomadi, raccolta poetica illustrata da Toyen nel 1972; e infine Luna anulare, racconto poetico illustrato sempre da Toyen nel 1977.

Nel 1977, con il suo saggio “LACHEZ TOUT”, poi nel 1988 con Vagit-prop, Annie Le Brun ha criticato ferocemente quella che considerava l’impostura dell’ideologia cosiddetta “femminista”, una “caricatura del pensiero totalitario”, in realtà “l’insidioso riapparire del moralismo e della cretineria che caratterizza il punto di vista femminista militante sulla sessualità… sotto le vesti di un’indagine oggettiva”. Il libro Le fait féminine di Evelyne Sullerot (Fayard, 1978) e Les Femmes, la pornografia e l’erotismo di Marie-Françoise Hans e Gilles Lapouge (Ed de le Seuil, 1978), sono stati fonte di ispirazione, ma anche figure come: Simone de Beauvoir, Marguerite Duras, Benoite Groult, Germaine Greer, Gisele Halimi, Elisabeth Badinter, Annie Leclerc, Xaviere Gauthier, Luce Irigaray, Helene Cixous. Nessuna è stata risparmiata, e in contrasto con le loro “esche ideologiche”, la “sororità cretinizzante” e la “sconcertante furia di potere”, che lei descrive come “stalinismo in sottoveste”, Annie Le Brun scrive, per esempio:

La moralità e il nonsenso, che, lungi dall’essere inerenti alla parola femminile, sorgono non appena si vuole rifiutare ogni crimine sull’altro sesso”; è da deplorare “sentire oggi ripetere ovunque come un fatto acquisito che non esistono donne voyeur, che non esistono donne sadiche, e infine, ma è il bla bla bla della cecità neofemminista, che altro non è che sguardo sempre in funzione fallica.
Nei suoi pamphlet su questo reclutamento femminista, una militanza secondo lei vicina al terrore ideologico, rifiuta la logica dell’identità e del potere che mutila l’amante immaginario e rinchiude le donne nel discorso dello stesso, in una conformazione a ruoli (moglie madre, donna lavoratrice, ecc.), a scapito dell’individualità. Nella sua rivolta contro le catene di questo “terrorismo ideologico della femminilità”, che continua l’alienazione delle donne, ma anche contro tutti i sistemi, le ideologie, i partiti, Annie Le Brun considera il suo libro come “un appello alla diserzione”

In I castelli della sovversione (1982), Annie Le Brun ha esaminato il romanzo gotico e il romanzo fantasty noir, esplorando i paesaggi immaginari di questi drammi dell’orribile. Ha letto in queste opere, in un’epoca dominata dal discorso della Ragione, l’emergere di una violenza poetica e di una critica della filosofia illuminista, annunciando il Romanticismo.

Nel 2014, ha curato una mostra al Musée d’Orsay, sulla morte del marchese de Sade

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