SCRIVERE IL CURRICULUM – Szymborska

Szymborska

Cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

.

A prescindere da quanto si è vissuto

il curriculum dovrebbe essere breve.

.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e ricordi incerti in date fisse.

.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

.

conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perché.

Onorificenze senza motivazione.

.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

*Testo: GENTE SUL PONTE  - Szymborska

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PLUS RIEN NE M’ETONNES di Tiken Jah Fakoly Con traduzione in italiano

Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Si tu me laisses la Tchétchénie,
Moi je te laisse l’Arménie
Si tu me laisse l’afghanistan
Moi je te laisses le Pakistan
Si tu ne quittes pas Haïti,
Moi je t’embarque pour Bangui
Si tu m’aides à bombarder l’Irak
Moi je t’arrange le Kurdistan.
Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Si tu me laisses l’uranium,
Moi je te laisse l’aluminium
Si tu me laisse tes gisements,
Moi je t’aides à chasser les Talibans
Si tu me donnes beaucoup de blé,
Moi je fais la guerre à tes côtés
Si tu me laisses extraire ton or,
Moi je t’aides à mettre le général dehors.
Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Ils ont partagé Africa, sans nous consulter
Il s’étonnent que nous soyons désunis.
Une partie de l’empire Maldingue
Se trouva chez les Wollofs.
Une partie de l’empire Mossi,
Se trouva dans le Ghana.
Une partie de l’empire Soussou,
Se trouva dans l’empire Maldingue.
Une partie de l’empire Maldingue,
Se trouva chez les Mossi.
Ils ont partagé Africa, sans nous consulter !
Sans nous demander !
Sans nous aviser !
Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !
Plus rien ne m’étonne !

TRADUZIONE IN ITALIANO

Hanno diviso il mondo, nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Se mi lasci Cecenia
Lascio Armenia
Se mi lasci in Afghanistan
Ti lascio il Pakistan
Se non si lascia Haiti,
I t’imbarco a Bangui
Se mi aiuti a bombardare l’Iraq
investite Kurdistan voi.
Hanno diviso il mondo, nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Se mi lasci l’ uranio
io ti Lascio l’alluminio
Se mi lasci i tuoi depositi,
Mi aiutano a guidare i talebani
Se mi date un sacco di grano,
faccio la guerra al vostro fianco
Se mi lasci tirare il tuo oro,
Mi aiutano a risparmiare senza generale.
Hanno diviso il mondo, nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Hanno condiviso l’Africa, senza consultarci
E ci hanno convinti di essere disuniti.
Parte dell’impero Maldingue
Si trovò in Wollof.
Parte dell’impero Mossi,
Si trova in Ghana.
Parte dell’impero soussou
Si trovò in dell’impero Maldingue.
Parte dell’impero Maldingue,
E ‘ diventato tra i Mossi.
Hanno condiviso l’Africa, senza consultare noi!
Senza chiedere!
Senza di noi sanno!
Hanno diviso il mondo, nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!
Nulla mi sorprende!

CANZONI

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Somebody That I Used To Know

 

Now and then I think of when we were together

Like when you said you felt so happy you could die

Told myself that you were right for me

But felt so lonely in your company

But that was love and it’s an ache I still remember

 

You can get addicted to a certain kind of sadness

Like resignation to the end

Always the end

So when we found that we could not make sense

Well you said that we would still be friends

But I’ll admit that I was glad that it was over

 

But you didn’t have to cut me off

Make out like it never happened

And that we were nothing

And I don’t even need your love

But you treat me like a stranger

And that feels so rough

You didn’t have to stoop so low

Have your friends collect your records

And then change your number

I guess that I don’t need that though

Now you’re just somebody that I used to know

 

Now and then I think of all the times you screwed me over

But had me believing it was always something that I’d done

And I don’t wanna live that way

Reading into every word you say

You said that you could let it go

And I wouldn’t catch you hung up on somebody that you used to know…

 

But you didn’t have to cut me off

Make out like it never happened

And that we were nothing

And I don’t even need your love

But you treat me like a stranger

And that feels so rough

You didn’t have to stoop so low

Have your friends collect your records

And then change your number

I guess that I don’t need that though

Now you’re just somebody that I used to know

 

I used to know

That I used to know

 

Somebody…

ALTRE CANZONI

 

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I DISPIACERI DEL VERO POLIZIOTTO di Roberto Bolaño

I DISPIACERI DEL VERO POLIZIOTTO di Roberto Bolaño

Dal libro…

…Alla radice di tutti i miei mali, pensava a volte Amalfitano, si trova la mia ammirazione per gli ebrei, gli omosessuali e i rivoluzionari ( irivoluzionari veri, i romantici e i pazzi pericolosi, non gli apparatcik del Partito Comunista Cileno né i suoi deprecabili gorilla, ah, questi esseri grigi e spaventosi).

Alla radice di tutti i miei mali, pensava, si trova la mia ammirazione per certi drogati ( non poeti drogati, né artisti drogati, ma drogati e basta, tipi rari da trovare, tipi che si nutrivano di se stessi quasi alla lettera, tipi che erano come un buco nero o come un occhio nero, senza mani né gambe, un occhio nero che non si apriva né si chiudeva mai, la testimonianza perduta della Tribù, tipi che sembravano schiavi della droga nella stessa misura in cui la droga sembrava la loro schiava).

Alla radice di tutti i miei mali si trova la mia ammirazione per i delinquenti, le puttane, gli squilibrati, si diceva Amalfitano con amarezza. Nell’adolescenza avrei voluto essere ebreo, bolscevico, negro, omosessuale, drogato o mezzo matto, e come se non bastasse monco, ma sono diventato solo un professore di letteratura. Meno male, pensava Amalfitano, che ho potuto leggere migliaia di libri. Meno male che ho conosciuto i Poeti e che ho letto i Romanzi…

…Quando Padilla aveva cinque anni sua madre morì, quando ne aveva dodici morì suo fratello maggiore. A tredici anni decise di darsi all’arte. Prima pensò che il suo campo fossero il teatro e il cinema. Poi lesse Rimbaud e Leopoldo Maria Panero e volle diventare poeta, oltre che attore. A sedici anni aveva letteralmente divorato tutti i versi che gli erano capitati fra le mani e aveva avuto due esperienze nel teatro amatoriale del quartiere, ma non era bastato. Imparò l’inglese e il francese, andò a San Sebastian, all’ospedale psichiatrico di Mondragon, e cerco di far visita a Leopoldo Maria Panero, ma i medici, dopo che l’ebbero visto e ascoltato per 5 minuti, non glielo permisero.

A diciassette anni era un ragazzo robusto, colto, ironico, con eccessi di malumore che potevano trasformarsi in esplosioni di violenza…

…i messaggi, scontrosi ed enigmatici, che si lanciavano anche senza volere venivano di solito fraintesi da entrambe le parti. Il padre pensava che il figlio fosse molto intelligente, di un’intelligenza superiore alla media, ma al tempo stesso profondamente disgraziato. E dava la colpa a se stesso e al suo destino. Il figlio pensava che il padre in un epoca lontana, chissà, fosse stato o sarebbe potuto diventare una persona interessante, ma che alla fine i lutti di famiglia lo avessero reso un uomo spento, rassegnato, a volte misteriosamente felice ( quando davano una partita di calcio alla televisione ), di norma un gran lavoratore e un tipo di poche pretese che non gli aveva mai chiesto nulla, o forse sì, qualche conversazione rilassata e insignificante di tanto in tanto. E nient’altro…

…I russi, allora, gli aprirono i denti e con delle tenaglie che le SS destinavano ad altri scopi cominciarono a stringerli e a tirargli la lingua. Il dolore che sentì lo face lacrimare e disse, o meglio gridò, cazzo. Con le tenaglie dentro la bocca la volgarità si storpiò e venne fuori nell’aria trasformata nella parola Kunst. Il russo che parlava tedesco lo guardò stupito. Il Sivigliano gridava Kunst, Kunst e gridava di dolore. Kunst in tedesco vuol dire arte e il soldato bilingue disse che quel figlio di puttana era un artista o qualcosa del genere. Quelli che torturavano il sivigliano gli tolsero le tenaglie di bocca con un pezzettino di lingua attaccato e aspettarono, momentaneamente ipnotizzati dalla scoperta.

L’arte. Ciò che ammansisce le fiere…

…Contro ogni indicazione e cautela di genere gastrointestinale si fermò da un venditore ambulante, all’angolo fra avenida Guerrero e General Mina, e comprò un panino al prosciutto e del tè al ibiscoche, nella sua fervida immaginazione, era simile al nettare di gelsomino o al succo di fiori di pesco cinesi della sua infanzia. Com’erano saggi, accidenti, come erano delicati questi messicani, pensò mentre assoporava uno dei migliori panini della sua vita: fra il pane e il pane, panna acida, salsa di fagioli neri, avocado, lattuga, pomodoro o jitomate, tre o quattro pezzetti di un peperoncino chipotle e una sottile fetta di prosciutto, l’elemento che dava nome al panino e al tempo stesso il meno importante. Come una lezione di filosofia. Filosofia cinese, è chiaro! Pensò…

…Impararono a recitare a voce alta. Mandarono a memoria le due o tre poesie che più amavano per ricordarle e recitarle nei momenti opportuni: funerali, nozze, solitudini. Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo si imparava a dubitare e a ricordare.

Che la memoria era l’amore…

…Abituata alle strade di Barcellona, eterogenee, perfettamente delimitate o nel caso del centro storico perfettamente decorate, strade di una civiltà, cioè strade reali, quelle di Santa Teresa le parvero, al contrario, strade neonate, con una logica e un estetica segrete, strade con i capelli sciolti dove lei poteva camminare e sentirsi viva e sentire che camminava e che era una e non parte di

…Intorno a me si muovevano solo i vestiti, non le persone in carne ed ossa. Era tutto chiaro. Il pomeriggio non aveva più segreti! Ma al tempo stesso tutto era fuori posto. Vedevo gonne, pantaloni, scarpe, calze bianche e nere, calzini, fazzoletti, giacche, cravatte, tutto quello che puoi trovare in un negozio di vestiti, vedevo cappelli di paglia e cappelli alla Texana, berretti da baseball e nastri per capelli, e tutti i vestiti scorrevano sul marciapiede, scorrevano nella galleria, assolutamente estranei alla realtà dei passanti, come s trovassero repellente la carne che coprivano. Gente felice, avrei dovuto pensare. Avrei dovuto invidiarli. Desiderare di essere loro. Gente con soldi nelle tasche oppure no, ma che correvano allegri al cinema o nei negozi di dischi o da qualche parte, gente che andava a mangiare o a bere una birra o che tornava a casa dopo una passeggiata. Ma quello che pensai io fu: quanti vestiti. Quanti vestiti puliti e nuovi e inutili

.

ALTRI LIBRI

 

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‘LA MORT DE PAUVRES’ di Charles Baudelaire – ‘Les Fleurs du Mal’ – con traduzione in italiano

‘LA MORT DE PAUVRES’

C’est la Mort qui console, hélas! Et qui fait vivre;

C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir

Qui, commme un élixir, nous monte et nous enivre,

Et nous donne le coeur de marcher jusqu’au soir;

.

A travers la tempête, et la neige, et le givre,

C’est la clarté vibrante à notre horizon noir;

C’est l’auberge fameuse inscrite sur le livre,

où l’on pourra manger, et dormir, et s’asseoir;

.

C’est un Ange qui tient dans ses doigts magnétiques

Le sommeil et le don des rêves extatiques,

Et qui refait le lit des gens et nus;

.

C’est la gloire des Dieux, c’est le grenier mystique,

C’est la bourse du pauvre et sa patrie antique,

C’est le portique ouvert sur les Cieux Inconnus!

TRADUZIONE IN ITALIANO

 

‘LA MORTE DEI POVERI’

La Morte, ahimè, consola e da la vita:

è il fine all’esistenza ed è la sola

speranza che ci esalta e che ci inebria,

come elisir, donandoci il coraggio

di camminare fino a sera; è luce

che trema all’orizzonte nostro oscuro,

in mezzo alla tempesta, fra la neve

e la brina; è l’ottima locanda

indicata sul libro, ove sedersi,

mangiare, si potrà, dormire; è un Angelo

che regge sulle sue dita magnetiche

l’urna del sonno e il dono dell’estatico

sognare, e che rifà alla gente misera

e nuda il letto; degli Dei è la gloria,

è il mistico granaio, è d’ogni povero

la borsa e la sua patria antica, è il portico

aperto sopra i cieli sconosciuti.

Da ‘Les Fleurs du Mal’ di Charles Baudelaire.

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‘LE VIN DES AMANTS’ di Charles Baudelaire – ‘Les Fleurs du Mal’ – con traduzione in italiano

‘LE VIN DES AMANTS’ 

Aujourd’hui l’espace est splendide!

Sans mors, sans éperons, sans bride,

Partons à cheval sur le vin

Pour un ciel féèrique et divin!

.

Comme deux anges que torture

Une implacable calenture,

Dans le bleu cristal du matin

Suivons le mirage lointain!

.

Mollement balancés sur l’aile

Du tourbillon intelligent,

Dans un délire parallèle,

.

ma soeur, côte à côte nageant,

Nous fuirons sans repos ni trêves

Vers le paradis de mes rêves!

 TRADUZIONE IN ITALIANO

 

 ’IL VINO DEGLI AMANTI’

Oggi lo spazio è splendido!

Senza morso, speroni, a briglia sciolta

via, sul vino, a cavallo,

verso un cielo incantevole e sublime!

Al pari di due angeli

che una febbre implacabile tortura,

dentro il cristallo azzurro del mattino

inseguiamo là in alto

il bel miraggio! Mentre mollemente di un celebrale turbine sull’ala

ci culliamo, o sorella,

in un delirio parallelo, a fianco

mi nuoterai: lontano

senza riposo e tregua fuggiremo

incontro al paradiso dei miei sogni!

Da ‘Les Fleurs du Mal’ di Charles Baudelaire.

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