BARJAVEL PARLA DI CELINE #Scrittori

Per me, il ventesimo secolo non conta finora che un innovatore, è Ferdinand. E dirò anzi un solo scrittore. Spero che non ne sarai offeso. È talmente al di sopra di noi. Che sia torturato o perseguitato è normale. È spaventoso scrivere questo quando si pensa che è un uomo vivo, ma nello stesso tempo, per via della sua grandezza, non si può fare a meno di considerarlo fuori dal tempo e delle contingenze che lo schiacciano.
Credo profondamente che più un uomo è grande, più egli si espone a essere ferito da tuti. La tranquillità è solo per i mediocri, quelli la cui testa scompare tra la folla. Céline vorrebbe tornare a Parigi o in Francia, e tu fai tutto ciò che puoi per aiutarlo, ma devi dirti questo: dovunque egli sia, sarà perseguitato. Il suo desiderio di trovare la pace altrove che nel posto in cui si trova, non è che un sogno. Non troverà la pace da nessuna parte. Sarà perseguitato sino alla morte; ovunque egli vada. E lo sa bene. E non ci può fare niente, e neppure noi. Noi possiamo soltanto proclamare, a ogni occasione, che egli è il più grande, però facendo questo attiriamo su di lui gli odi decuplicati dei piccoli, dei mediocri, dei castrati, di tutti quelli che schiattano d’invido odio non appena gli si rialza la testa per mostrarci le cime. Sono la moltitudine.

*Testo pubblicato in Rigodon

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