Bisognava ‘scoprire’ l’Africa ? – Alberto Moravia (A quale tribù appartieni ?) #ImmigrazioneOggi

Gli africani alzano le spalle quando si parla delle cosiddette ‘scoperte’ dell’Africa. Non c’era nulla da scoprire, dicono: l’Africa esisteva da sempre, come l’Asia, con la sua civiltà e le sue culture; scoperta è parola impropria che sta a indicare sopratutto una presunzione eurocentrica. Ma resta il fatto che questa parola è stata adoperata per l’Africa nera; mentre, invece, nessuno si sarebbe sognato di ricorrervi per l’India o per la Cina.
Perché ? Probabilmente perché allora non era ancora venuto il momento delle culture africane; gli studi antropologici erano ancora agli inizi; l’art negre non aveva ancora influenzato gli artisti europei. Comunque, vorremmo proporre due interpretazioni della parola ‘scoperta’: l’una aggressiva e l’altra ricettiva. Gli esploratori dell’Ottocento, gli Stanley, i Livingstone, i Baker, Gli Speke, i Burton ‘scoprirono’ le sorgenti nel Nilo in senso aggressivo. Nei loro scritti nulla lascia supporre che le esplorazioni in Africa li arricchissero in senso culturale, estetico, morale ecc. ecc. In realtà essi erano là non già per ammirare e comprendere, ma per annettere e conquistare. A tutta prima annessione e conquista, diciamo così, psicologica; poi politica, militare e amministrativa. Ma io che adesso sto correndo in automobile verso le sorgenti del Nilo, le scoprirò, invece, in senso ricettivo. Cioè le ammirerò e le comprenderò. La scoperta ricettiva è, insomma, sopratutto un’esperienza che allarga i nostri orizzonti.

(…)

Insomma la grande questione è: bisognava ‘scoprire’ l’Africa? E intanto qual’è il vero senso del verbo ‘scoprire’? Vediamo un po’. C’è lo studioso che nel corso delle sue ricerche ‘scopre’ un testo antico dopo lunghe e appassionate ricerche; e poi c’è il neo-avanguardista che, grazie ad una traduzione tardiva, ‘scopre’, trent’anni dopo la pubblicazione originaria, l’Ulysses di Joyce. Il primo è umile: studia, si identifica, si cancella nel libro che legge; il secondo è presuntuoso: ‘scoprendo’ Joyce, si illude di crearlo, di inventarlo e così invece di scoprirlo lo oblitera, lo nasconde. Ora la ‘scoperta’ dell’Africa appartiene a questa seconda categoria. Che cosa hanno scoperto in realtà gli esploratori dell’Ottocento? Nulla di davvero africano (salvo, forse, la reale configurazione dei luoghi). A tal punto che si potrebbe addirittura affermare che gli esploratori, invece di ‘scoprire’ l’Africa, l’hanno ‘ricoperta’. Ricoperta di ‘civiltà’ europea, per dar tempo a coloro che venivano dopo di loro, generali, avventurieri, affaristi, commercianti, di invadere, occupare, assoggettare, lottizzare senza scrupoli e senza senso di colpa lo sventurato continente.
Oggi ci si rende conto finalmente che la ‘scoperta’ dell’Africa in realtà è stata l’ingenua e irresistibile spinta di popoli più forti ai danni di popoli più deboli. Ma il trauma è avvenuto, irreparabilmente. Non si vede perché, mentre si deplorano le invasioni barbariche nell’alto Medioevo oppure la sopraffazione islamica dell’India, si deve considerare l’espansione europea in Africa, durante l’Ottocento, come un fatto, in fondo, positivo. In realtà questa espansione è stata una frattura dolorosa, l’introduzione brutale di un corpo estraneo, una intrusione funesta, forse una deviazione definitiva.
Si doveva dar tempo all’Africa. Far sì che la cultura tribale al tempo stesso amplissima e frammentatissima si organizzasse in senso continentale e non fosse artificialmente costretta dentro i limiti arbitrari di fantastiche nazioni mai esistite, di modello europeo, con tutte le afflizioni proprie del modello: centralizzazione burocratica, nazionalismo, eserciti, frontiere, dogane, polizie, e così via. Come ha detto una volta Julius Nyerere, presidente della Tanzania: Il Tanganyka è un paese completamente artificiale. Abbiamo centodieci tribù. Potremmo averne meno o di più. Non ho mai capito perché in un punto dato gli uomini cessano di essere keniani, congolesi, ugandesi.
Aggiungiamo tuttavia che ormai non è più neppure sicuro che la soluzione panafricana sia quella giusta. Tutto è confuso, imbrogliato, obnubilato, annebbiato da mille enormi difficoltà di tutti i generi. La sola cosa veramente sicura è che l’Africa intera è in condizione eruttiva, esplosiva, effervescente.

*Alberto Moravia, A quale tribù appartieni ?
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