C’E’ QUALCOSA CHE NON VORREBBE CAMBIARE? Da Amore e Psiche di Raffaele La Capria

Abita in un quartiere anonimo, signorile, poco lontano dal centro, proprio nel posto dove non vorrebbe abitare, l’appartamento ha un ampio soggiorno luminoso, ma per il resto è piccolo e scomodo. Tra una trentina d’anni ne diventerà proprietario a riscatto, forse è questo che glielo ha reso subito inabitabile. Da quando vi ha messo piede si è sentito in una trappola e non fa che almanaccare possibili cambiamenti per modificarlo. Anche la città gli sembra inabitabile. Fermo ad un semaforo guarda l’enorme manifesto elettorale, sorretto da un castello di tubi di ferro inchiavardati che impunemente copre le mura e gli archi e le colonne. Neppure quelli si vedono più, ora. Lesa prospettiva e autorizzata dal Senatus populusque. Roma-Amor chi ti ridusse tale? (…)
Riparte col disco verde, s’infila nella giungla del traffico, tra la Jaguar, le pantere e le gazzelle, il Tigre nel motore, i Leoncini, il Puma, il Grifo, tutta l’orribile fauna rombante, Cccccraash! Greeek! OOOooorrroooOOOHHHMMmm! Convogliato anche lui nella mattanza, nella strada sconvolta dalla mattana dell’ora di punta. (…)
Tutto rassomiglia a come dovrebbe essere, e perciò tutto è da cambiare. Non va. Si perde un sacco di tempo ad almanaccare come. Chissà se non c’è già qualcuno degl’indaffarati-a-fare che gli prepara il mondo in cui continuerà ad almanaccare. Ecco un altro spunto per alm… Tra guerre e rivoluzioni, nello spazio di una vita, sono possibili solo pochi cambiamenti. Pochi maledetti e possibili. Fin troppo possibili, sempre sproporzionati all’attesa. Meglio almanaccare un cambiamento radicale allora, una vera e propria sortita dall’uomo, dal suo presunto presente, e progressivo. Non lo si regge più l’uomo, è diventato anch’esso inabitabile. Chi lo ridusse a tale? Meglio una creatura, la vede, che si muove indifferente in una reggia o in una stalla, tranquilla nel suo stupore esistenziale. Meglio la pazienza di una pianta, di una pietra, di un metallo anche.
O la bollicina che sale dal rimescolio del tempo e dello spazio per affiorare alla superficie d’una vita distinta, dove il fuori è il dentro, la parte è l’intero, e tutto sempre volge gradatamente nel suo opposto…
La sirena di un’ambulanza che s’avvicina interrompe queste sue fantasie. Passa e si dissolve nel traffico, lanciata in una corsa pazza e forse vana col tempo. Somiglia a quell’altra sirena, interna eppur estranea, che infuria nell’orecchio, a quel fischio monotono, allarmante, che insorge quando tutto tace di colpo e lui non parla più nemmeno con se stesso, e il fondo immobile d’ogni apparenza sembra stia lì lì per rivelarsi.
C’è una cosa che vorrebbe non cambiare? Forse sì. Vorrebbe che lo sguardo di sua figlia, che vede il mondo da così poco tempo, restasse sempre com’è. E invece è la sola cosa che certamente cambierà. Lei imparerà a dire correttamente cinema, a dire avevo, e tutto si staccherà da lei per diventare una parola, un nome. Imparerà a usare anche il condizionale, e non sarà il tempo di un verbo ma quello della separazione da se stessa, dalla sua intatta interezza. Nei suoi occhi immuni d’esperienza, senza passato ancora e senza futuro, passerà l’ombra della consapevolezza, e anche lei forse vorrà cambiare tutto, a cominciare da sé.

IMAGE: ©Lynn Johnson/National Geographic Sguardo di bambina 


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