CHIARA MAZZOCCHI – Fotografa, regista e performer

Purtroppo di persona non l’ho mai conosciuta; ma per quello che ho potuto apprezzare, visto e letto di lei, mi sembra una bellissima persona: un’anima che traspira Vita in ogni suo gesto.

Fotografa, regista e performer, nata in Liguria nel 1978.
La ricerca artistica di Chiara Mazzocchi è umanistica concettuale ed esplora la fotografia, la videoarte e la performance tramite processi interiori consapevoli, motivo per il quale Chiara lavora su se stessa utilizzando la tecnica dell’autoscatto fotografico e dell’autoripresa video, usando la reflex in modalità manuale e premendo il telecomando durante la fase del processo di lettura di se stessa.
Gli autoritratti riflettono un quadro della sua vita personale, un dialogo con se stessa in connessione e relazione con lo spazio, nel quale la presenza diventa quasi simbologia, momento unico, autentico, irripetibile, praticato quasi come un rituale: un conflitto costante verso la possibilità di raggiungere la presenza, con un percorso interiore definito dal rettangolo fotografico.
Chiara non riesce a vedere se stessa né durante lo scatto, né durante l’autoripresa; questa metodologia viene da lei usata come auto-terapia di ascolto che le permette di connettersi con la sua immagine interna eliminando aspettative, trasgredendo quando capita le regole fotografiche.
Chiara preferisce chiamare i suoi scatti “listening”, ovvero proiezioni, visioni, vibrazioni, manifestazioni dell’ascolto guidati dall’emisfero destro del cervello.
L’interesse di Chiara è volto anche a temi umanistici e sociali che coinvolgono l’individuo quali la consapevolezza umana, la precarietà dell’esistenza, l’alienazione, la depersonalizzazione, ma anche la quotidiana fatica sostenuta dall’essere umano per integrarsi in una società che richiede l’omologazione a canoni prestabiliti.
Inizialmente Chiara percorre il processo di introspezione fotografica per ragioni egoistiche. Un modo di sopravvivere a personali conflitti interni di inadeguatezza al sistema.

La ricerca diventa cura volta esclusivamente a se stessa e verso se stessa.
Ma dopo la pubblicazione su magazines come la rivista italiana di fotografia “Il Fotografo”, “Vogue Italia”, il quotidiano “La Repubblica” ed alcune esposizioni in musei in Italia e all’estero, Chiara capisce che la ricerca intrapresa è un canale di scambio emotivo ed emozionale molto potente tra lei e il pubblico.
La fotografia come mezzo potente per spiegare l’uomo all’uomo tramite la stimolazione all’autoanalisi e all’auto-consapevolezza.

Se prima sosteneva che le persone preferiscono guardarsi attraverso una maschera, piuttosto che interagire con la parte sincera di un individuo, ora pensa che ci sia uno spiraglio, una possibilità, un canale aperto, uno scambio, un punto di accesso, un ritorno a se stessi e alla vera natura priva del pensiero comune, una vibrazione che alzandosi apre e scuote nuovi livelli di coscienza e comunicazione non verbale tra animi che non si conoscono, andando oltre la persona e la personalità.
Mentre il mondo fuori sembrerebbe offuscarsi, la fotografia è come una terza voce.

www.chiaramazzocchi.com


Lascia un commento