CONTROMANO – Antonio Albanese (Film)

Antonio Albanese mi è sempre piaciuto. Non l’ho mai reputato semplicemente un ‘comico’ per il fatto che mi facesse ridere, ma un artista, un pensatore con la capacità di strappare una risata però sempre accompagnata da una riflessione, spesso originale, sempre profonda.

In questo ultimo film mostra la sua, a mio avviso, più spiccata capacità: di essere una persona vera, con un suo punto di vista personale, dato da una profonda capacità di analizzare le cose.

Il film ‘Contromano’ parla, si può dire generalizzando, di uno dei più grandi temi e problemi, se non solo in Italia, in tutta Europa, di questi anni: l’immigrazione; ma come detto prima, lo fa in un modo originale, senza cadere in luoghi comuni che siano espressione di una corrente: accogliamoli tutti siamo buoni senza poi far niente o piuttosto di un’altra che sia: a morte gli immigrati, che restino a casa loro.

Spiega, tramite il protagonista e la sua vita, il perché l’immigrazione di massa di questi tempi porti le persone, anche le più oneste, gentili e sensibili a vedere gli immigrati come un loro problema: innanzitutto, la quantità, ma sopratutto il fatto che, per far posto a qualcuno in un paese comunque non enorme, qualcun’altro debba lasciarglielo, sopratutto sul lavoro. Il modo con cui la più parte d’immigrati, una volta ‘accolti’, vengano sbattuti in mezzo a una strada senza un mestiere o una competenza particolare e il modo in cui debbano poi trovare soldi per vivere; il fatto che, tolti i benpensanti ricchi e agiati che mai poi ne vivono la vicinanza, la situazione che si va a creare è la prima ragione per cui si crei poi la cosiddetta guerra ‘tra poveri’ ovvero tra persone, immigrati o italiani che siano, che debbono dividere spazi e lavori quando già di per loro, ognuno di loro, fatica a campare.

infine il lato umano, lo sviluppo della vicenda che fa ben capire come sia appunto la sopracitata situazione a creare questo astio nel rapporto tra persone autoctone e immigrati e che, una volta preso il tempo e sopratutto creata la possibilità, ci si concentri sul rapporto tra uomini, tra esseri umani ognuno con la propria storia personale, tra culture differenti dove la differenza diventa una forma di ammiglioramento non una scusa ai peggiori razzismi.

Da vedere, anche e sopratutto, per cercare di uscire dalla logica binaria del dibattito sull’immigrazione diviso tra fan di Saviano da New York e Salviniani a Pontida.

La storia: Mario Cavallaro si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, Milano. Ha appena compiuto cinquant’anni. Mario ama l’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto. La sua vita si divide tra il suo negozio di calze ereditato dal padre e un orto, unica passione conosciuta, messo in piedi sul terrazzo della sua abitazione. Ogni cambiamento gli fa paura, figuriamoci se il suo vecchio bar viene venduto ad un egiziano e se davanti alla sua bottega arriva Oba, baldo senegalese venditore di calzini.

Quel che è troppo è troppo e per Mario la soluzione è semplice e folle allo stesso tempo: “rimettere le cose a posto”. Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. In fondo, pensa, se tutti lo facessero il problema immigrazione sarebbe risolto, basta impostare il navigatore. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Anche perché Oba acconsentirà alla sua “deportazione” a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida.

Questo viaggio si rivelerà una svolta per la vita di Mario: “Lui da omino un po’ chiuso, scopre la vita. Scopre la gioia, l’aria, la luce e si ribaltano le cose“, rivela Albanese a Tony & Ross. Il protagonista è “un uomo normale, onesto, un po’ diffidente e all’occidentale, che di fronte al suo negozio bello e antico di calzette ha questo extracomunitario che vende le calzette a un quinto rispetto al valore delle sue. Quindi va fuori di testa”. Per questo pensa: “Se non ti porta nessuno, ti riporto io a casa”


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