COSE DELL’ALTRO MONDO – recensione film

Cose dell’altro mondo è un film del 2011 diretto da Francesco Patierno, liberamente ispirato dal film A Day Without a Mexican di Sergio Arau.

Mariso Golfetto è un industriale veneto razzista, con molti dipendenti extracomunitari sia nella sua fabbrica che come collaboratori domestici e una relazione extraconiugale con una prostituta nigeriana. La figlia Laura, maestra elementare, con cui non si parla da anni, ha ad insaputa del padre una storia con un dipendente di colore della fabbrica, dal quale aspetta un bambino. L’ex ragazzo di Laura, un poliziotto di nome Ariele, è geloso e tenta di riconquistarla. Anche lui è razzista, ma ha assunto una badante extracomunitaria per la madre.

Una sera va in onda in tv un discorso di Golfetto, che in maniera becera chiede che tutti gli extracomunitari tornino ai loro paesi, arrivando a chiamare “uno tsunami purificatore” nei loro confronti. Quella notte stessa, durante un violento temporale tutti gli extracomunitari scompaiono nel nulla senza lasciare traccia.

A questo punto Golfetto si trova a dover risolvere la grave crisi in cui si trova la sua fabbrica, rimasta con un pugno di operai, e imparare a gestire insieme alla moglie la propria casa privata dei collaboratori domestici, ma è anche profondamente sconvolto dalla sparizione della prostituta con la quale aveva instaurato un profondo rapporto affettivo. Laura è anch’essa distrutta per la sparizione del suo compagno e preoccupata per il bambino che aspetta, ma anche per i numerosi bambini stranieri che aveva nella sua classe. Ariele ha difficoltà a trovare chi si occupi della madre anziana, e su richiesta di Laura si mette ad investigare per trovare le persone scomparse. Intanto un gruppo di bambini va alla ricerca dei propri compagni di classe spariti, cercandoli in un grosso tubo di scarico di liquidi che si trova in uno stagno, in quanto il padre di uno di loro gli aveva detto che gli stranieri erano andati nelle fogne.




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