Da RICERCA DI UNA TERRA FELICE di Andrej Platanov

Suf’jan fece alcuni calcoli a mente e poi affermò che quelle pecore sarebbero immancabilmente tornate al vecchio pascolo circolare oppure sarebbero passate ad un altro che passava più lontano, oltre il Kara-Kum. Ma ambedue le piste finivano nei grandi laghi melmosi di Sary-Kamys, non lontano dai quali si trovava la terra di tutto il popolo dzan, e le pecore prima o poi sarebbero a Sary-Kamys nella fossa dell’ombra perenne e avrebbero visto le cupe montagne del Ust’Urt, dove molti di coloro che erano lì avevano vissuto tutta la vita. Nur-Mohammed era d’accordo con Suf’jan.

Le seguiremo, disse. Berremo il loro sangue e mangeremo la loro carne. Fra sette o otto giorni arriveremo a Sary-Kamys… è morto qualcuno stanotte ? Chiese Nur-Mohammed.

Gli risposero che era morta una vecchia karakalpaca, e Nur-Mohammed ne prese scrupolosamente nota nel suo taccuino. Cagataev non ricordava quella vecchia e non l’aveva vista : era andata a dormire in disparte, lontano dal bivacco comune e là era morta tranquillamente.

Il popolo si mise in cammino in una lunga fila, seguendo le orme delle pecore fuggite. I malati e i deboli camminavano in coda e si sedevano spesso a riposare, sorseggiando acqua da otri fatti in casa.

Cagataev chiudeva la fila, per sorvegliare che nessuno scomparisse o morisse inavvertitamente. Le pecore dovevano andare in fretta : Suf’jan l’indovinava dalle impronte, e lo stesso pensava Cagataev. Saliva sulle dune alte e fino l’estremo orizzonte non scorgeva neppure la più debole nuvola di polvere sollevata dal gregge in movimento : le pecore erano andate troppo lontano.

Una vecchia schiava turkmena diede a Cagataev uno straccio, strappato dall’orlo del suo vestito, e Cagataev se lo avvolse alla testa per ripararsi dal sole. Il popolo avanzava impaziente ; Ajdym si era rimessa completamente ed era allegra : per lei, ignara di tutto, qui c’erano abbastanza oggetti per tutti i sensi e le impressioni. Quando si stancava, Cagataev la prendeva in braccio e la fanciulla gli si addormentava sulla spalla, gridando a volte e borbottando i suoi terribili sogni.

Ma quale visione alimentava la coscienza di tutto questo popolo che si andava trascinando, se esso riusciva a sopportare il suo destino ? Della verità non poteva vivere, sarebbe morto subito di tristezza, se avesse saputo la verità sul proprio conto. Eppure gli uomini vivono perché sono nati e non perché posseggono intelligenza e verità, e finché il loro cuore batte, esso stritola e disperde la loro disperazione e si distrugge, perdendo nella sopportazione e nel travaglio la propria sostanza. (…)

* Da RICERCA DI UNA TERRA FELICE di Andrej Platanov


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