da TRE – Roberto Bolano

 

Lo sconforto e l’angoscia mi consumano il cuore. Odio l’arrivo del giorno, che mi invita a un’esistenza della cui verità e significato dubito molto. Passo le notti agitato da continui incubi.

Fichte.

In effetti, lo sconforto, l’angoscia, ecc.
Il personaggio pallido che aspetta – all’uscita di un cinema?, di un campo sportivo? – la comparsa della fossa immacolata. (Da questa prospettiva autunnale il suo sistema nervoso sembrerebbe inserito in un film di propaganda bellica.)

*

Mi lavo i denti, la faccia, le braccia, il collo, le orecchie. Tutti i giorni vado alle poste. Tutti i giorni mi masturbo. Dedico gran parte della mattina a preparare da mangiare per il resto della giornata. Passo le ore morte seduto, sfogliando riviste. Nelle numerose occasioni del caffè, cerco di convincermi di essere innamorato, ma la mancanza di dolcezza – di una dolcezza – di una dolcezza determinata – mi indica il contrario. A volte penso che sto vivendo altrove.
Dopo mangiato mi addormento con la testa sul tavolo, seduto. Sogno quanto segue: Giorgio Fox, personaggio di un fumetto, critico d’arte di diciassette anni, cena in un ristorante al trentesimo piano, a Roma. Tutto qui. Quando mi sveglio penso che la luminosità dell’arte assunta e riconosciuta in piena giovinezza è una cosa che si è allontanata da me nel modo più assoluto. Certo, sono stato dentro il paradiso, come osservatore o come naufrago, là dove il paradiso aveva la forma del labirinto, ma mai come esecutore. Ora, a ventotto anni, il paradiso si è allontanato da me e l’unica cosa che mi è dato vedere è il primo piano di un giovane con ogni attributo: fama, soldi, cioè capacità di parlare per sé, di muoversi, di volere. E il tratto con cui è disegnato Giorgio Fox è di un’amabilità e durezza che la mia faccia (il mio muso fotografico) non potrà mai imitare. Voglio dire: ecco lì Giorgio Fox, i capelli a spazzola, gli occhi azzurro pastello, perfettamente a suo agio dentro una vignetta limata con cura. E qua ci sono io, la fossa immacolata nel ruolo contemporaneo di massa consumatrice d’arte, massa che si manipola e osserva sé stessa in un paesaggio di città mineraria. (Lo sconforto e l’angoscia di Fitche, ecc.)

*da TRE di Roberto Bolano

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