E d’altronde, disse, si finisce sempre col vivere così. NATALIA GINZBURG (da Le voci della sera)

Poi prendemmo a girare per la città, e finimmo al parco. Il Tommasino rifaceva il verso al sarto, che parlava con le e al posto delle a, essendo barese.
Disse: Il Purillo deve avere un’amante barese, perché mi dà sempre indirizzi di baresi, era barese anche un garagista, da cui mi ha mandato.
Disse: Chissà dove li pesca fuori, tutti questi baresi, il Purillo?
Eravamo stati, la sera prima, a cena a Villa Rondine. Dissi:
Pensi che sia felice, la Raffaella, col Purillo?
Disse: No, penso che sia profondamente infelice. Ha solo il Pepè.
Disse: E come vuoi che possa essere felice, col Purillo?
Dissi: E tu perché non cerchi di parlarle, di farla parlare? Di aiutarla un poco?
Perché non otterrei niente, disse. Anzi se le parlassi, se la facessi parlare, la renderei ancora più infelice. Credi tu che sia possibile aiutare un’altra persona?
Niente si può fare per gli altri, disse.
La Raffaelle, disse, certo non pensa di essere infelice. Ha sotterrato tutti i suoi pensieri. È infelice, ma in fondo fa in modo di non dirselo, per poter vivere.
E d’altronde, disse, si finisce sempre col vivere così.
E anche tu, disi, col tempo, andando avanti, finirai col sotterrare i tuoi pensieri? Credi questo, tu?
Certo, disse. E, anzi, in qualche modo, ho già cominciato. Altrimenti, come farei?
In questi mesi, disse, ho sotterrato tanti miei pensieri. Gli ho scavato una piccola fossa.
Cosa vuoi dire? Dissi. In questi mesi, in questi ultimi mesi, da quando sei fidanzato con me?
Ma sì, certo, disse. Lo sai anche tu. Stiamo quasi sempre zitti, ora, insieme. Ce ne stiamo quasi sempre zitti, perché abbiamo incominciato a sotterrare i nostri pensieri, bene in fondo, bene in fondo dentro di noi. Poi, quando riprenderemo a parlare, diremo solo delle cose inutili.
Prima, disse, mi veniva da dirti tutto quello che mi passava per la testa. Ora non più. Ora m’è sparita la voglia di raccontarti le cose. Quello che vado pensando, lo racconto un poco a me stesso, e poi lo sotterro. Poi, a poco a poco, non racconterò nemmeno più niente a me stesso. Sotterrerò tutto subito, ogni vago pensiero, prima ancora che prenda forma.
Ma questo, dissi, vuol dire essere infelice.
Non c’è dubbio, disse, vuol dire essere molto infelice. Ma succede a tanta di quella gente. Una persona, a un certo momento, non vuole più vedere in faccia la propria anima. Perché ha paura, se la guarda in faccia, di non trovare più il coraggio di vivere.

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