È un nome in esperanto, disse lui, vuol dire Libertà, in esperanto. (da Ultimo viene il corvo di Italo Calvino)

UN POMERIGGIO, ADAMO

Il nuovo giardiniere era un ragazzo coi capelli lunghi, e una crocetta di stoffa in testa per tenerli fermi.

Adesso veniva su per il viale con l’innaffiatoio pieno, sporgendo l’altro braccio per il bilanciare il carico.

Innaffiava le piante di nasturzio, piano piano, come versasse caffellatte: in terra, al piede delle piantine, si dilatava una macchia scura; quando la macchia era grande e molle lui rialzava l’annaffiatoio e passava a un’altra pianta.

Il giardiniere doveva essere un bel mestiere perché si potevano fare tutte le cose con calma.
Maria-nunziata lo stava guardando dalla finestra della cucina. Era un ragazzo già grande, eppure portava ancora i calzoni corti. E quei capelli lunghi che sembrava una ragazza. (…)
– Come ti chiami?, disse Maria-nunziata.
– Libereso, disse il ragazzo-giardiniere.
Maria-nunziata rideva e ripeté: – Libereso… Libereso… che nome, Libereso.
– È un nome in esperanto, disse lui, vuol dire Libertà, in esperanto.
– Esperanto, disse Maria-nunziata, sei esperanto, tu ?
– L’esperanto è una lingua, spiegò Libereso, Mio padre parla esperanto.
– Io sono calabrese, disse Maria-nunziata.
– Come ti chiami?
– Maria-nunziata, e rideva.
– Perché ridi sempre?
– Ma perché ti chiami Esperanto?
– Non esperanto: Libereso.
– Perché?
– E perché tu ti chiami Maria-nunziata?
– È il nome della Madonna. Io mi chiamo come la Madonna e mio fratello come San Giuseppe.
– Sangiuseppe?
Maria-nunziata scoppiava dal ridere: – Sangiuseppe! Giuseppe, non Sangiuseppe! Libereso!
– Mio fratello, disse Libereso, si chiama Germinal e mia sorella Omnia.
(…)
Lei si mise a seguirlo per i vialetti di ghiaia. Era uno strano ragazzo Libereso, con i capelli lunghi e che pigliava in mano i rospi.
– Quanti anni, Libereso?
– Quindici, e tu?
– Quattordici.
– Compiti o da compire?
– Li compio il giorno dell’Annunciazione.
– È già passato?
– Come, non sai quand’è l’Annuncizione? S’era rimessa a ridere.
– No.
– L’Annunciazione, quando c’è la processione. Non ci vai alla processione?
– No.
(…)
– Di’, perché porti i capelli così lunghi?
Si erano fermati su un’aiuola di calle.
– Perché così. Anche tu li hai lunghi.
– Io sono una femmina. Se li porti lunghi sei come una femmina.
– Io non sono come una femmina. Non è dai capelli che si vede se uno è maschio o femmina.
– Come non è dai capelli?
– Non è dai capelli.
(…)
– Devo tornare presto in cucina, Libereso. Poi devo spennare una gallina.
– Puah!
– Perché: Puah ?
– Noi non mangiamo carne di animali morti.
– Sempre Quaresima fate?
– Come ?
– Cosa mangiate?
– Tante cose, carciofi, lattuga, pomodori. Mio padre non vuole che si mangi la carne di animali morti. E neanche caffé e zucchero.
– E lo zucchero della tessera?
– Lo vendiamo alla borsa nera.
Erano arrivati a una cascata di piante grasse, tutta stellata di fiori rossi.
– Bei fiori! Disse maria-nunziata – Ne prendi mai ?
– Per fare?
– Per portarli alla Madonna. I fiori servono per portare alla Madonna.
(…)
– A me piacerebbe avere un tubetto di rossetto, e dipingermi le labbra alla domenica per andare a ballare. E poi un velo nero per mettermi sulla testa, dopo, quando si va alla benedizione.
– Alla domenica, disse Livereso, vado al bosco con mio fratello e riempiamo due sacchi di pigne. Poi, alla sera, mio padre legge forte i libri di Eliseo Reclus. Mio padre ha i capelli lunghi fin sulle spalle e la barba fino al petto. E porta i calzoni corti, estate inverno. E io faccio dei disegni per la vetrinetta del FAI. E quelli col cilindro sono i finanzieri, quelli col cheppì i generali, e quelli col cappello tondo i preti. Poi ci do i colori dell’acquarello.

*Da Ultimo viene il corvo – Italo Calvino

LIBERESO, IL GIARDINIERE DI ITALO CALVINO:




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