EDUCAZIONE SIBERIANA di Nicolai Lilin


Ed. siberiana – scena eroina par Alloradillo34

 

 C’è chi si gode la vita, c’è chi la soffre, invece noi la combattiamo.

Di solito il padre si porta dietro il bambino fin da piccolo per fargli vedere come si uccidono gli animali da cortile. Galline, oche, maiali. Così il bambino si abitua al sangue, ai particolari dell’uccisione. Dopo, verso i sei-sette anni, al bambino viene offerta la possibilità di ammazzare da solo un piccolo animale. In questo processo educativo non c’è spazio per i sentimenti sbagliati, come il sadismo o la vigliaccheria.

Il bambino va educato e gestito in maniera tale da fargli raggiungere una piena consapevolezza delle proprie azioni, e sopratutto dei motivi e dei significati profondi che stanno dietro queste azioni.


 

L’America è un paese maledetto dimenticato da Dio, e ogni cosa che viene da lì deve essere ignorata, invece questi stupidi si divertono a giocare agli americani, tra un po’ cominceranno pure a parlare urlando come scimmie…

Nonno kuzja odiava tutto ciò che era americano perché, come tutti i criminali siberiani, si opponeva a quello che rappresentava il potere nel mondo.

Quando sentiva parlare di gente fuggita in America, di tanti ebrei che negli anni Ottanta avevano fatto una grandiosa fuga dall’Urss, diceva stupito:

-Ma come mai vanno tutti in America dicendo che cercano la libertà? I nostri antenati si sono rifugiati nel bosco, in Siberia, mica sono andati in America.

E poi perché fuggire dal regime sovietico per finire in quello americano? Sarebbe come se un uccello scappato dalla gabbia andasse volontariamente a vivere in un’altra gabbia.

Fin da piccolo ho imparato da mio zio che la pistola è uguale al portafoglio, si tira fuori solo per usarla, tutto il resto è da imbecilli.

Quando gli facevo domande su questo suo ruolo di uomo di pace, mi rispondeva che la guerra la fa chi non segue i principi veri, chi non ha dignità.

Perché non esiste niente a questo mondo, che non possa essere condiviso in modo da accontentare tutti.

Chi vuole troppo è un pazzo, perché un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare.

Una volta mentre eravamo a pesca parlavamo proprio di questo, parlavamo proprio di felicità.

A un certo punto lui mi ha chiesto:

Guarda gli animali, secondo te loro ne sanno qualcosa della felicità?

Beh, penso che anche gli animali ogni tanto si sentono tristi o felici, solo che non riescono a esprimere i loro sentimenti. Ho risposto io.

E lo sai perché Dio ha dato all’uomo una vita più lunga di quella degli animali?

No, non ci ho mai pensato…

Perché gli animali vivono seguendo il loro istinto e non fanno sbagli. L’uomo vive seguendo la ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un’altra per poterli capire, e una terza per cercare di vivere senza sbagliare.

Dopo mi son capitate parecchie cose, ma passando tra tutte le esperienze ho continuato a pensare che la legge siberiana aveva ragione:

nessuna forza politica, nessun potere imposto con una bandiera vale tanto quanto la libertà naturale di ogni singola persona.

L’insulto viene considerato da tutte le comunità un errore tipico della gente debole e poco intelligente, priva di dignità…Per noi ogni tipo di insulto è un reato.

Per non offendere la vecchia tigre sorda, bisogna camminare facendo un po’ di rumore.

Lui mi ha ascoltato attentamente, poi mi ha sorriso e mi ha detto che io dovevo andare a vivere da solo nei boschi, in mezzo alla natura, perché ero troppo umano per vivere in mezzo agli uomini.

Io ho lasciato il mio Paese, sono passato attraverso tante esperienze e storie diverse, ho cercato di fare della mia vita quello che credevo giusto, ma sono ancora tanto incerto su molte cose che fanno girare il mondo.

Sopratutto, più vado avanti più mi convinco che la giustizia è sbagliata come concetto, almeno quella umana.

Era un periodo molto strano per me, leggevo tanto, conoscevo persone sempre nuove e cominciavo a capire che la via del crimine, che prima definivo buona e onesta, era una via estrema, che la società definiva fuori dal comune.

Ma anche la società non mi faceva una gran bella impressione, la gente mi sembrava cieca e sorda davanti ai problemi degli altri e persino ai suoi stessi problemi. Non riuscivo a capire i meccanismi che mandavano avanti il mondo ‘normale’, dove le persone alla fine rimanevano divise, senza avere niente in comune, senza provare il piacere di condividere le cose.

La tipica morale mi faceva arrabbiare, tutti erano pronti a giudicarti, a criticare la tua vita, ma poi loro stessi non andavano oltre le serate davanti la televisione, la voglia di riempire il frigo con cibo buono e a basso costo, di ubriacarsi tutti insieme alla festa di famiglia, invidiare i vicini e cercare di essere a loro volta invidiati.

Macchine belle, preferibilmente straniere, vestiti uguali per essere come tutti gli altri, sabato sera al bar del paese per farsi belli, raccontare agli altri che tutto è a posto, che gli affari vanno bene, anche se sei solo un umile lavoratore sfruttato e non sei capace di vedere la vera realtà della tua vita.

Il consumismo russo post-sovietico era una cosa impressionante, per uno come me. La gente si lasciava affogare nei detersivi di marca e nei dentifrici, tutti bevevano per forza solo bevande provenienti dall’estero e le donne si spalmavano addosso una quantità industriale di creme francesi, pubblicizzate ogni giorno in televisione, credendo che le avrebbero fatte diventare come le modelle degli spot.

Ero stanco, disorientato, non credevo che in questa vita sarei riuscito a realizzarmi in qualche modo onesto e utile.


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