ELEGIA ROMANA – Leonardo Sinisgalli #Poesia

Ecco l’agro, il verde stento, il fiume
che ha preso il colore dei cocci.
Da anni io non guardo che lapidi
sui lembi delle facciate e delle grotte:
scritte nel vano bianco
dalla mano di un angelo, calligrafo
ricordo le belle maiuscole, le eterne
parole, e un solo nome, Prisca
che dorme giovinetta con le Muse.

Accatastati sui muri di una chiesa
davanti alla Fontana di Trevi
(il Tempo ha le zampe di gatto,
ha i denti dei gatti romani)
chi ha deposto i cuori dei Pontefici?
Santa Teresa ha il manto che trasuda
quando a settembre lo scirocco
risale dalla costa africana
e dà un timbro diverso alle campane.
La città ruota come una meteora
alla luce del tramonto: i tarli
crepitano nei soffitti delle dimore
dei vescovi, scendono dai muri
delle case d’affitto gli scarafaggi.
Michelangelo tra queste macerie
cercava la testa bianca di Apollo.

Chi conosce le tue estati, Roma,
sa di aver toccato la luce
fino all’osso, ricorda i capestri,
i catafalchi, le camere di tortura,
l’odore di strame che colpisce
il pellegrino alle tue porte.

Tra questi quartieri io fui
ragazzo pieno di sonno e di appetito.
Fui giovane letargico
che si nascose a leggere nei tuoi giardini
in compagnia delle statue.
Cercai le funebri siepi di Celio
per pascere il mio tedio
di mussulmano avido di colori.

Chi avrebbe potuto battezzarmi
alla tua fede, frustare i miei panni,
quale Vergine poteva carezzarmi i capelli,
quale Benedetto, quale Pio,
avrebbe accettato il dono dei galli
ch’io portai nel paniere?

Ho ignorato per anni le tue cattedrali.
Mi ricordo una sera
che vidi spaccare in Via Baccina
un agnello sul tagliere.
Oggi cammino più lesto suoi tuoi ponti
in compagnia di Raffaello.
So quando fioriscono al Pincio
le mimose, quando gelano i carrubi,
conosco la forma delle tue rose,
delle tue nubi. Ho visto i cavalli
scintillanti guardare il cielo
sui terrazzi, i santi sui parapetti,
le donne dai petti mostruosi, le rondini,
i ragazzi sulle rive dell’Aniene.
Conosco il bene di tanta bellezza.
Sono questi i mirti
che scrollano polvere se li tocco,
sono queste le pietre della giovinezza.

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