ENDIMIONE di John Keats – Recensione #LIBRI

(…). Pazientemente si accomodò
il viandante, con la mano sulla fronte,
per tenere lontano l’alone di soffocanti fantasticherie ;
e, mentre sotto il cipiglio assonnato della sera
le lucciole guarnivano le loro lampade stellate,
così sospirava fra sé : Oh quant’è miserabile
chiunque si disponga a conquistare
un’immaginaria città di delizie ! E quando sarà sua,
dopo lunga fatiga e tragitto, quanto è più ignobile
perdere il seme della propria speranza :
tuttavia, vi è per lui un conforto anche nella fatica ;
si lancia verso un’altra città,
scevro dal più piccolo granello di dubbio
che non afferrerà favi di miele gocciolanti :
ahi, se asciutti li trova ; allora si infuria,
e corre innanzi verso una nuova città.
Ma questa è la vita mortale : la guerra, le gesta,
la delusione, l’affanno,
gli sforzi, ovunque, dell’umana immaginazione :
il portare in sé questo bene,
che è l’aria, cibo sottile,
a farci sentire la nostra esistenza, e mostraci
quanto la morte sia quieta. Dove c’è terra gli uomini crescono,
come fiori o erbacce, ma per me,
non c’è terreno in cui radicare : non riesco a vedere
alcuna cosa terrena degna di essere raggiunta ; così mi levo
su un nebbioso, aggettante promontorio –
solitario ? No, ma con il liuto di Orfeo,
quando l’ascolta Euridice folle ;
preferisco stare su questo nebbioso picco,
nessun’altra cosa da sospirare o cercare,
se non la tenera ombra del mio amore tre volte intravisto,
piuttosto che essere – non importa cosa.

..

Un fianco discinto : Cupido bello, da dove vieni ?
E sospirò una ben nota voce, Dolcissimo son io !
A quella tenera ebbrezza, con estasiato grido
sussultarono l’uno di fronte all’altra. – Elicona !
Collina di sorgenti!elicona di Omero vetusto !
Che tu possa irrorare di piccola fonte
queste misere pagine ; il verso allora si solleverebbe
a cantare questa coppia gentile, come l’allodola
sui suoi piccoli nel nido : ma tutto è buio
sull’antica cima, e la tua chiara vena
evapora in nebbie fino al cielo. Sì, il conteggio
dei grandi poeti è completo, le Muse hanno ripiegato
il rotolo di pergamena ; il cartiglio lucente
è nelle mani di Apollo : i nostri occhi abbagliati
hanno visto un nuovo colore nei cieli d’ccidente :
il mondo ha svolto i suoi doveri. Eppure,
sebbene il sole nella poesia sia tramontato,
questi amanti si abbracciano, e lamentiamo
che più non esista l’antico potere di intingere
penna mortale in quelle lacrime di gioia.
Per lungo tempo, in silenzio, le loro ansiose paure
si chiedevano se così fosse ; per lungo tempo giacquero e
baci e vezzeggi allontanavano ogni dubbio ;
per lungo tempo prima che dolci carezzanti sospiri cominciassero
a sciogliersi in detti finché non corsero
due gorgoglianti fiumi di parole dalle loro labbra soavi.

..

Peona, allora, sullo stesso ardente nascere,
con lieto grido serrava gocce di puro dolore,
e preso un liuto, dal quale proveniva
un vivace vibrante preludio, accennava
le modulazioni della voce. Era una litania
più sottilmente cadenzata, più boschivamente indocile
della solitaria nenia di Driope al suo limbo ;
e nulla allora ha volato nell’aria
di così triste e strano. Di certo un raro influsso
accorse, spirituale, nella mano della fanciulla ;
ancora, con delfica enfasi, ella coprì
le scattanti, invisibili corde, sebbene vedesse
lo spirito di Endimione sciogliersi e disfarsi
dinnanzi a quel profondo avvelenamento.
Ma rapidamente, con improvviso impeto,
tornò in se stessa – mise da parte il liuto,
e solennemente disse : Fratello cosa vana è nascondere
che sei al corrente di cose misteriose,
immortali, stellate ; perché solo esse potrebbero
deprimere la tua natura. Hai peccato
oltraggiosamente nei confronti dei numi celesti ? Hai rapito
una colomba pafia con il tuo messaggio ?
Piegasti il tuo arco letale contro il capo del cervo
sacro a Diana ? Forse, hai visto
le sue nude menbra fra gli ontani verdi ;
e ciò, ahimè, significa morte. No, scorgo
qualcosa di ben più inconcepibile sul tuo viso !

Composto nel 1817 e dato alle stampe nell’anno successivo, “Endymion” è la storia di un amore sognato e caparbiamente inseguito fra i regni contigui e cangianti della veglia e del sonno. Allo stesso tempo, l’opera è la romantica e nostalgica celebrazione di un’arcadia perduta, gremita di ninfe e pastori e driadi e dee innamorate, sull’orizzonte immobile di una primavera senza tempo. Ricco di episodi di intensa liricità, ma stagnante, talora, nel suo esasperato decorativismo, il romance rappresentava per Keats il primo, insicuro passo di un “interminabile cammino in salita” verso il tempio della fama.

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