‘Era una grande sventura quella di essere nato scrittore’ – Italo Svevo (da Una burla riuscita, novella)


Mario aveva due vecchi amici di cui uno solo doveva rivelarsi un suo acerrimo nemico.
L’amico, che doveva restare tale fino la morte, era il suo capo ufficio, un uomo di poco più vecchio di lui, il signor Brauer. Un amico intimo perché non si comportava da suo capo, ma veramente da collega. Tale rapporto di eguaglianza non era provenuto da una amicizia istintiva o da convinzioni democratiche, ma dal lavoro stesso cui i due uomini da anni attendevano insieme, e nel quale ora l’uno ora l’altro era il superiore. Si sa che anche il più scalcinato dei letterati è capace di redigere una lettera meglio di chi mai s’intinse di letteratura. Restava superiore il B. finché si trattava d’intendere un’affare, ma cedeva il suo posto a Mario quando si doveva stendere sulla carta delle offerte o delle polemiche. Oramai la collaborazione s’era fatta tanto facile che i due impiegati sembravano gli organi della stessa macchina.
Mario s’era abituato ad indovinare quello che il signor B. volesse quando gli chiedeva di scrivere una lettera in modo da far intendere una cosa senza dirla o dirla senza impegnarsi. Il signor B. era sempre quasi, mai mai interamente soddisfatto, e rifaceva spesso tutta la lettera spostando le parole e le frasi di Mario che conservava immutate con cieco rispetto. Correggendo, il signor B. si faceva più amabile che mai, e si scusava dicendo : Voi letterati avete un modo troppo speciale di esprimervi. Non fa per gli uomini comuni che trafficano. E Mario era tanto poco offeso da questa critica che faceva del suo meglio per meritarla : cacciava nelle sue lettere più preziosità che non nelle sue favole. Poi s’affrettava che la lettera rifatta dal signor B. era più commerciale della sua perché quello era il modo più sicuro di non sentir più parlare di quella lettera che l’annoiava.
Tanti capolavori fatti in collaborazione avevano creato tra i due una dolce intimità. Ambedue riconoscevano meriti dell’altro. Ma c’era di più : nessuno dei due invidiava la superiorità dell’altro.
Per il B. era una grande sventura quella di essere nato scrittore, e coloro cui era toccato senza nessuna colpa una dsgrazia simile, avevano diritto ad ogni protezione dei compagni più fortunati. Per Mario, poi, la capacità commerciale era proprio quella che egli non aveva mai ambita.

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