FAI BEI SOGNI – Massimo Gramellini (Recensione Libro)

In Fai bei sogni Massimo ha solo otto anni quando perde la madre per un “brutto male”; questa è la spiegazione ufficiale che gli viene data. Ma “perché esiste un male bello?” egli si chiede, rintanato sotto le lenzuola. Nella sua mente s’incunea tormentoso il dolore: la mamma è andata via perché non le vuole più bene, e ripercorre con la memoria i momenti felici, fino al punto in cui gli occhi della madre erano diventati vuoti come l’occhio del Ciclope che lo terrorizzava in una trasmissione televisiva. Poi la notte di capodanno gli aveva rimboccato le coperte raccomandandogli “Fai bei sogni, piccolino”. Lui si era stizzito, non si sentiva più piccolo; invece lo era e pieno di dolore, al punto che gli adulti gli nascondono la verità sulla morte della madre. Solo dopo quaranta anni la conoscerà grazie ad una lettera fin ad allora conservata da Madrina, la migliore amica della madre. Solo la verità gli consentirà di crescere sul dolore, staccandosene un po’ attraverso il perdono.
La mattina di capodanno Massimo viene svegliato da un grande trambusto: il padre è fuori di sé agghiacciato dal dolore, due uomini lo tengono per le braccia e lo portano via; il bambino viene trasferito nella casa dei vicini: la mamma è uscita per delle commissioni, tornerà. Poi un’altra versione: la mamma è salita il cielo e non tornerà mai più, ma lo proteggerà dall’alto come un angelo. L’esistenza felice di Massimo si frantuma: comincia il tormento che lo consumerà anche in età adulta, cerca di riappropriarsi col ricordo della memoria felice, ma dentro cresce la rabbia, la bestia che cova rancore: la mamma con i suoi profumati capelli ha tradito il patto di amore eterno. Da allora non può vedere le bare dei morti e non riesce a costruire rapporti sani di vita, perché gli mancano le radici, l’unico forte aggancio alla vita, al suo DNA.

“Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere più amati”: frase terribilmente vera, come tutto il racconto autobiografico di Gramellini in Fai bei sogni, che infatti si racconta in prima persona. Nasce il senso di colpa: la mamma è andata via perché lui non ha saputo trattenerla.

*FONTE: http://www.leggereacolori.com


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