FEDELTÀ – Giorgio Vigolo (da Linea della vita) #Poesia

Quanto tempo passò che non sedevo
al pedale d’un albero fra l’erba
come in questa domenica di aprile.
Salire a un colle e ritrovar le spighe
alte sui prati e udir cantare un merlo
con così cara meraviglia al cuore,
ch’io ne rinasco a una lontana vita
e incantato ritorna ogni pensiero
com’era quando con ingenua fede
della mia bianca pagina facevo
specchio devoto alle montagne e al cielo.

E santo questo cielo e questo verde
m’appariva; con gli alberi e col vento
mi credevo fratello e confidavo
alla pace del bosco la mia pena.
Nel gran castagno veneravo un padre,
un maestro silente e mi sentivo
dall’ombra sua guardato e benedetto.

Oggi ancora ai più tardi anni ritrovo
quella mia pura verità, mi sento
in tanta solitudine beato
e con me stesso quasi sono in pace
perché la vita e i mali, ora m’avvedo,
non giunsero a mutarmi e ancora è uguale
l’uomo ch’io sono a quel che fui fanciullo.

Nella mia vita un senso, una ragione
unica lego e il mio destino intendo.
Vedo il filo continuo di questa
che credetti insensata e contraddetta
mia esistenza terrena, se scrivendo
questi versi fra l’erba con la vena
stessa che allora timida mi tentava
incerte voci, una promessa antica,
un voto primo in fedeltà m’adempio.

——-> ALTRO DI: Giorgio Vigolo



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