FILOLOGIA DELL’ANFIBIO – Michele Mari #LIBRI

Già il destino di essere nati non è privo di stranezza, ma all’interno della condizione umana vi è qualcosa di più stranoti servizio militare

Cosa succede quando il servizio di leva, allora obbligatorio, lo fa uno scrittore? Un diario del C.A.R. (Centro Addestramento Reclute) intitolato Filologia dell’anfibio nel quale lo scrittore in questione disseziona, sviscera, cataloga, analizza questa tradizione ormai abolita e lo fa con la sua personalissima voce di letterato, accostando avvenimenti “bassi” (il rancio, gli scherzi, le marce, le guardie) ad una scrittura “alta”, fiorita, ricercata, ai limiti del desueto.
Questo accostamento è, almeno inizialmente, estremamente straniante, al punto che resta difficile capire da subito il tono del romanzo, in bilico tra il serio e il faceto, tra la memoria e il saggio, tra l’oggettivo e il personale. Mari infatti cavalca una linea sottile tra il resoconto distaccato e il diario, alternando con grazia fatti generali ed esperienze personali.
Il testo è riuscitamente inframmezzato da schizzi e disegni, spesso ironici, che impreziosiscono la narrazione e movimentano la lettura.
Pagina dopo pagina il centro della narrazione è sempre più la recluta Mari e questo suo modo un po’ assurdo di essere conteso tra il distacco verso l’assurdità della vita militare e dell’addestramento delle reclute in particolare e invece il desiderio di sfruttare questa fuga dalla realtà per immergersi completamente in un’altra dimensione di esistenza, forte del fatto che si tratta solo di una fuga “temporanea”.
Il valore storico e culturale di un libro come questo è innegabile, sopratutto ora che la leva obbligatoria è stata abolita e, vista la prosa felice, la lettura é d’obbligo per giovani imberbi, donne, nostalgici militaristi, reduci del sevizio civile, riformati per futili motivi e chiunque voglia rendersi conto di cosa ha dovuto superare ogni maschio italiano fino alla riforma del 1 luglio 2005.


*FONTE: https://www.amazingreaders.net

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