Giove dona Io a Giunone #Mitologia e #Leggende

Giove dona Io a Giunone, David Teniers il vecchio, XVII secolo

il mito: questa è la triste storia di Io, figlia del re-fiume di Argo, Inaco. Io è una fanciulla bellissima e Giove si innamora di lei. Per non farsi scoprire dalla moglie Giunone assume le sembianze di una nube e si unisce a Io. Giunone tuttavia sospettava una relazione tra i due e stava per coglierli sul fatto, senonchè Giove, pur di sfuggire all’ira della moglie trasfoma Io una Giovenca (giovane vacca) e la dona a Giunone quando questa giunge dove si trovavano gli amanti. Giunone tuttavia non se la bevette facilmente. Mandò un tafano a tormentare la povera Io che fuggì costeggiando il mare che da allora porta il nome di Io-nico. Giunse in Asia minore, attraversò il Bosforo (che in greco vuol dire passaggio della giovenca) e giunse alla fine in Egitto dove riacquistò le sembianze umane e assunse il nome di Iside, la famosa dea egiziana. Dall’unione con Giove nacque Epafo, in seguito venerato come Api il dio bue.

SU Giunone…

Giunone è celebrata dagli antichi Romani, e prima con il nome di Era dagli antichi Greci (dal greco Ἥρα o ἭρηHera o Here, pron /hɛːra/),  legata al ciclo lunare dei primitivi popoli italici. Era l’antica divinità del matrimonio e del parto, spesso rappresentata nell’atto di allattare, la quale assunse, in seguito, le funzioni di protettrice dello Stato: venerata come la Sposa di Giove, quindi la più importante divinità femminile. Figlia, come Giove, di Saturno e Opi, corrispondenti nella mitologia greca a Crono e Rea. Giunone era anche la protettrice degli animali, in particolare era a lei sacro il pavone. In suo onore erano stati eretti templi, nei quali veniva venerata come Moneta (“colei che ammonisce”, a cui era dedicato il tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio), e in questo ruolo si sarebbe distinta salvando i romani durante l’assalto portato dai Galli nel IV secolo a.C.. Giunone Lucina proteggeva le nascite e i bambini: in suo onore venivano celebrate le Matronalia e le feste Caprotine  il 7  luglio.

*Gli amori di Giove e Giunone, dipinto di Annibale Carracci, conservato a Roma, Galleria Borghese.


Appena nata, fu brutalmente ingoiata dal padre, che intendeva ucciderla. Come tutti i suoi fratelli fu restituita alla vita grazie a uno stratagemma ideato da Meti e attuato da Giove. Fu allevata nella casa di Oceano e Teti, e poi nel giardino delle Esperidi (o, secondo altre fonti, sulla cima del monte Ida) sposò Giove.

Giove amava segretamente Era già dal tempo in cui Saturno regnava sui Titani, ma, come spesso accade ai giovani, non sapeva come fare a dichiararle il suo amore.

Giunone è la Dea del matrimonio e delle fedeltà coniugale. La sua continua lotta contro i tradimenti del consorte diede origine al tema ricorrente della “Gelosia di Era” che rappresenta lo spunto per quasi tutte le leggende e gli aneddoti relativi al suo culto. I suoi simboli sacri erano la vacca ed il pavone.

Era/Giunone veniva ritratta come una figura maestosa e solenne, spesso seduta sul trono mentre porta come corona il “polos“, il tipico copricapo di forma cilindrica indossato dalle dee madri più importanti di numerose culture antiche. In mano stringeva una melagrana, simbolo di fertilità e di morte usato anche per evocare, grazie alla somiglianza della sua forma, il papavero da oppio. Omero la definiva la Dea dagli occhi “bovini” per l’intensità del suo regale sguardo.


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