GLI INTELLETTUALI SEPARATI DAL POPOLO – Da Come divenni romanziere di Maksim Gorkji

 

Si mise il cappello, mi guardò in faccia e, sorridendo, rispose:

So che cosa devo fare e sono convinto dell’utilità di quello che faccio. Ma perché ma lo domandate?

Allora cominciai a parlargli delle mie incertezze e delle mie inquietudini. Egli si scostò un poco da me, si chinò, – così gli era più comodo guardarmi in faccia, – e mi ascoltò attentamente senza dir nulla.

Poi mi disse a bassa voce:

In quello che voi dite ci sono non poche cose giuste! Voi osservate bene…

E mi sorrise, mettendomi una mano sulla spalla.

Non mi aspettavo che questi problemi vi agitassero. Mi avevano parlato di voi come d’un uomo d’un altro carattere… allegro, un po’ rude e ostile alla classe intellettuale.

Con una forza particolare cominciò a parlarmi della classe intellettuale: sempre e dappertutto è separata dal popolo, ma questo perché essa lo precede: tal è il suo destino storico.

Gli intellettuale sono il lievito di qualunque fermento popolare e la prima pietra nelle fondamenta di ogni nuova costruzione. Socrate, Giordano Bruno, Galileo, Robespierre, i nostri Decabristi, la Perovskaia, Jeliabov, tutti coloro che in quest’ora soffrono la fame della deportazione e coloro che in questa notte studiano, preparandosi alla lotta per la giustizia e, prima di tutto, certamente, alla prigione; tutti costoro sono la più vivente forza della vita, la sua arma più sensibile ed acuta.

Commosso, si alzò in piedi e passeggiando su e giù davanti alla panchin, continuò:

L’umanità cominciò a creare la storia dal giorno in cui comparve il primo intellettuale; il mito di Proometeo è la vicenda d’un uomo, che trovò il modo di procurarsi il fuoco e così di colpo separò gli uomini dalle fiere. Voi avete giustamente notato i difetti degli intellettuali, la loro mentalità libresca, il loro distacco dalla vita. Ma anche questo è un problema: sono veramente difetti? Qualche volta, per vedere bene, è necessario precisamente allontanarsi, e non avvicinarsi. Ma sopratutto, io vi do il consiglio amichevole, reputandomi più esperto di voi, di fare maggiore attenzione alle buone qualità! L’enumerazione dei difetti ci trascina tutti, è una occupazione molto semplice e non priva di vantaggi per ognuno di noi. Voltaire, nonostante la sua genialità, fu un uomo cattivo; e tuttavia, fece una grande opera, prendendo la difesa d’un uomo ingiustamente condannato. Io non parlo dei tanti funesti pregiudizi ch’egli ha distrutto, ma ecco, questa sua ostinata difesa d’una causa che pareva disperata, è una nobile azione! Egli capiva che l’uomo, prima d’ogni altra cosa, deve essere umano. La giustizia è necessaria! Quando essa, accumulandosi poco a poco, a piccole scintille, formerà un grande fuoco, questo fuoco brucierà tutta la menzogna e il fango della terra, e solo allora la vita muterà le sue forme penose e tristi. Con ostinazione, senza risparmiarci, senza aver riguardo per nessuno e per nulla, dobbiamo introdurre nella vita la giustizia; ecco cosa penso.

Evidentemente si era stancato, poiché aveva parlato molto a lungo; sedette sulla panca, ma, data un’occhiata al cielo, disse:

Vedete, è già tardi, oppure è presto, fa chiaro! E, credo, pioverà. È ora di tornare a casa!

*Da come divenni romanziere di Maksim Gorkji

—> Biografia Maksim Gorkji

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