GLI SCRITTORI, BISOGNEREBBE INCORAGGIARLI ! Da I Vagabondi di Maksim Gorkij

A giorno fatto, avevamo fnito il libro ed intanto sentivo la lingua tutta insugherita…

A cavalcioni su di un sacco di farina, Konovalov mi fissava con certi occhi stranissimi e taceva, con le mani appoggiate sulle ginocchia.

Sei contento ? Gli chiesi.

Socchiuse gli occhi, crollò il capo e di nuovo domandò, non capisco perché, sottovoce : Chi ha inventato tutto questo ?

Negli occhi aveva un indicibile stupore ed improvvisamente il volto gli si accese d’un’ardente curiosità.

Gli dissi chi aveva scritto il libro.

Eh, che uomo ! Che ha saputo immaginare ! Ed è anche terribile. Ti stringe il cuore, ti strazia l’anima, tanto è veritiero. E che ha avuto l’inventore per tutto questo ?

Che vuoi dire ?

Voglio dire, se gli hanno data una ricompensa.

Perché gli avrebbero dovuto dare una ricompensa ? Dimandai non senza una intenzione ironica.

Come perché ? Questo libro… è come un atto di polizia. Si legge e si giudica. Pila, Cissoiko, che gente sono ? E tutti li piangono. Che vita è la loro ? E dunque…

Ebbene ?

Konovalov mi guardava un poco confuso e mi disse timidamente : Si dovrebbe fare un regolamento qualunque, sono uomini anch’essi, bisogna dirigerli.

In risposta, abbozzai una vera conferenza. Ma, ahimè, non produsse l’effetto che mi ripromettevo.

Konovalov, dondolandosi in tutto il corpo, dette un sospiro e con la testa abbassata si pose a meditare, senza impedirmi con una sola parola di fare il saccente. Infine, mi stancai e feci una pausa.

Konovalov alzò la testa e mi guardò con mestizia.

Insomma, non ha avuto nulla ? Domandò.

Chi ? Chiesi, avendo dimentica Rescetnikov.

L’inventore.

Ebbi un pò di dispetto. Non gli risposi, comprendendo che il mio dispetto sarebbe degenerato in impazienza con il mio bizzarro uditore, che non era neanche in grado di risolvere delle questioni universali e pigliava più interesse ad un uomo soltanto, che ai destini del mondo.

Konovalov, senza aspettar la mia risposta, prese il libro fra le mani, lo rivoltò con precauzione, lo aprì, lo chiuse, poi, rimessolo a posto, trasse un profondo respiro.

Come è strano tutto codesto, Dio mio ! Disse sottovoce. Un uomo ha scritto un libro… della carta con dei puntini sopra… ecco tutto ! Lo ha scritto ed…è morto ?

È morto ! Risposi asciutto asciutto.

In quell’epoca detestavo la filosofia, e maggiormente la metafisica ; ma Konovalov, senza darsi pensiero dei miei gusti, continuava : Egli è morto ed il libro è rimasto… e si legge. Si guarda nel libro e si dicono differenti parole. E tu ascolti e capisci : vi sono sulla terra diversi individui ; Pila, Cissoiko, Aproska… E compiangi costoro, abbenché non li abbia mai veduti, né conosciuti ! Potrebbero essercene per la via di dozzine come questi, vivi e veri ; tu li vedi, ma non sai nulla di loro e non te ne importa nulla, vanno e passano… Mentre, nel libro, non esistono. Intanto, te ne interessi al punto, che puoi compatirli da venirti uno struggimento nell’anima… Come si spiga codesto ?… E l’inventore è morto senza nessun compenso. Perché non gli si è dato nulla ?

M’inquietai addirittura, e gli dissi quali erano le ricompense degli autori.

Konovalov mi ascoltava,sgranando gli occhi con terrore ed agitando le braccia come se soffrisse.

Che belle costumanze ! Disse con un profondo sospiro del larghissimo petto e mordendosi la punta dei baffi ; poi curvò mestamente il capo.

Allora mi detti a parlare della parte fatale che aveva l’osteria nella vita dello scrittore russo, ingegni potenti e veritieri che erano periti per l’alcool, unico sostegno della loro penosa esistenza.

Ma come ! Beve questa gente ? Mormorò Konovalov. Nei suoi occhi sgranati brillava una certa diffidenza contro di me, timore e compassione per gli altri.

Bevono ! Come ? Dopo aver terminato il libro si mettono a bere ?

Questa a mio avviso, era una questione superflua e non risposi.

Sicuro che deve essere dopo, decise konovalov. Questa gente vive e sente la vita, assorbendo in sé tutti i dolori della vita stessa. Deve avere chi sa quali occhi straordinari… Ed anche il cuore… Veggono costoro la vita che si vive e sono presi da immensa mestizia… e questa mestizia riversano nei libri… ma ciò non li solleva, perché il cuore è colpito e non se ne scaccerebbe la melanconica tristezza neanche col fuoco. Allora non rimane che estinguerla con l’acquavite… E bevono… è così come la intendo io ?

Io acconsentii, e ciò parve riconfortarlo. Continuò quindi a sviluppare le sue idee sulla psicologia degli scrittori.

A dir la verità, si dovrebbe incoraggiarli. Non è così ? Perché capiscono più degli altri e indicano quello che non sta bene. Io, per esempio, che cosa sono, un vagabondo, un mascalzone… un ubriacone e un decaduto. La mia vita è senza scopo (…)

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