I CAMMINANTI – Chi sono ?

Riporto di seguito un estratto del libro ‘La chimera’, ottimo e che vivamente vi consiglio, di Sebastiano Vassalli. Dove si parla della figura del camminante, figura che ad oggi si ricollega esclusivamente con parti del sud-Italia, ma che invece fecero la loro comparsa e vissero un pò dappertutto, come anche intuibile dal loro nome, appunto, i camminanti.

camminanti-brigantiBisogna che io dica qualcosa di questi uomini di cui nela bassa si parlò per secoli, e di cui oggi non si parla più per il semplice fatto che non esistono più. Liquidarli con una parola : « vagabondi », non sarebbe giusto. Il camminante fu una presenza specifica di questa parte di pianura (Milano-Novara) e di mondo, un personaggio, come dire ?, storico : che però rimase sempre nella parte in ombra della storia, tutto chiuso nel suo presente, nel suo io, nel suo cupo volere di appagamenti elementari ; e sarebbe anche riuscito a scomparire dalla memoria degli uomini se uno scrittore novarese vissuto tra Ottocento e Novecento, il Massara, non ci avesse dato un’ultima, struggente testimonianza di quel « tipo singolare ed enigmatico della nostra campagna, che il pittoresco e preciso gergo paesano illumina col vocabolo di camminante ». andando indietro nel tempo, e scavando nella memoria collettiva : perché gli ultimi camminanti, i camminanti contemporanei al Massara, nell’estremo tentativo di difendersi e di difendere il loro modo di vita contro l’avanzare del progresso, dell’elettricità, delle strade ferrare e dell’istruzione obligatoria si erano poi trasformati in delinquienti e banditi (…)
Ma i camminanti, quelli veri, non erano banditi ; e il Massara ce li ricorda in alcunesue pagine tra ispirate e commosse, che ne sono insieme l’epitaffio e l’epopea :

Questi anarchici della campagna hanno perduto, allo stesso modo delle fiere nate nei serragli, gli istinti sanguinari, conservando ciò che pare più indomabile e indistruttibile : l’odio ad ogni servitù. E nel fondo scuro di quelle anime brute si vede pur brillare un riflesso di poesia selvaggia, come sulle acque dei putridi stagni si specchia talvolta un lembo di cielo stellato.
Donde vengono e dove vanno ? È un mistero per tutti ed anche per loro. Qualche volta, tuttavia, anche la vita colle sue più grossolane lusinghe li attrae ; ed allora compaiono improvvisamente in qualche osteria di villaggio, gozzovigliano, cantano allegramente, ballano magari colle compiacenti paesanelle, sprecano quel denaro che sdegnano di possedere, essi che comandano a quelli che lo posseggono… E poiché questi camminanti osano sfidare la forza pubblica, che essi chiamano, forse come vecchia amante delusa, la Giuvana, e scorrazzano per i campi ed impongono condizioni ai proprietari ed ai fittavoli, per un desiderio rabbioso di vita libera, per un sentimento d’orgogliosa fierezza, è naturale che il popolo delle campagne, pur temendoli, li ammiri e che ammirandoli li aiuti.
Camminano, camminano, di rado per le strade maestre, spesso per i sentieri, ma per lo più, per un singolare simbolismo delle cose, fuori da ogni via calpestata dal servil gregge umano, dietro certe tracce misteriose seguite dal loro capriccio, cui fanno da pietre miliari gli argini delle risaie, i filari dei pioppi, i salici delle bealere, le chiuse dei canali. Camminano, camminano, sotto il solleone ardente che matura le messi, o sulla neve gelata e scricchiolante che cpre i seminati, e dopo aver riposato qua e là all’ombra dei gelsi nell’afa meridiana, al lume delle stelle e tra lo stridio dei grilli nelle tiepide notti estive, sul fienile di solitari cascinali la maggior parte delle altre, ed aver chiesto e ottenuto di che sfamarsi col frutto di quella terra di cui si sentono non servi ma padroni, camminano ancora.

Vestiva, come tutti i farinelli dell’epoca, con abiti appariscenti e volgari : grandi maniche a bande gialle e nere, farsetto giallo, brache aderentissime per evidenziare ciò che oggi si chiamerebbe il bozzo e allora invece si chiamava la bottega ; portava appesi alla cintura un coltellaccio e un pistolese ; in testa, un cappello piumato completava l’insieme. Come tutti i camminanti di quell’epoca, e delle epoche precedenti e successive, era un personaggio da romanzo, anzi : un romanzo, che andava attorno per il mondo sui suoi piedi.

Gasparo cominciò a chiamare il padre, a cercarlo nel canneto. Non c’era nessuno. Di là dalla collina si vedevano altre collinee altri cannetti, a perdita d’occhio, e il ragazzo capì che era rimasto definitivamente solo.
Mettersi a piangere non sarebbe servito a niente : bisognava camminare. Il mondo è un gomitolo di strade e seguendole trovi tutto : vita e morte, miseria e felicità, lacrime e consolazione, avventure e amore.
Tornò giù in strada ; si rimise in cammino.

*Sebastiano Vassalli, ‘La chimera’




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