I CONDIZIONAMENTI DELL’UOMO SULLA TERRA SONO INVINCIBILI. Guido Piovene

I condizionamenti dell’uomo sulla Terra sono invincibili. Se qualcuno potrà, come noi non possiamo, mettere la testa fuori della storia umana come si svolge sulla Terra, probabimente la vedrà come un gigantesco errore. Dirà probabilmente che la razza umana non ha saputo progettare se stessa e il difetto o la mancanza d’un progetto giusto l’ha condotta al pericolo imminente d’autodistruggersi. L’errore storico ha diviso la terra in ricchi e poveri, società del benessere e società affamate, e la piega è oramai così forte che non si vede come e quando rivoluzioni o riforme parziali risaneranno veramente uno squilibrio che minaccia la vita stessa dell’umanità come un tutto. L’uomo non ha saputo progettare nemmeno un giusto limite alla propria moltiplicazione. Le eredità della storia ci hanno posto in un labirinto nel quale non troviamo la via d’uscita pagandone il prezzo.

È un’umanità, la nostra, disgustata della propria storia al punto di volerla dimenticare, ed insieme attaccata accanitamente ad essa da una feroce volontà di conservarne il peggio. Può darsi che la civiltà tecnologica prenderà il suo vero significato nel dare nuovi punti di partenza all’umanità e si avverrà nel cosmo. L’umanità forse deve a se stessa queste proiezioni in cui inizierà storie diverse e in cui la Terra originaria non sarà più nemmeno il centro e il modello di una vita umana disseminata su distanze astronomiche.

Forse, con la esperienza dei passati errori, partendo da piccole società, già intelligente e colto e non più vicino alle sue origini bestiali come i primi uomini sulla terra, disgiunto dalla carica di violenza che sale dalla terra e dalla sua storia, l’uomo saprà fondae un genere di convivenza che le condizioni terrestri rendono irrealizzabile. In condizioni nuove, il suo stesso inconscio potrà essere modificato. La nostra storia in Terra sembrerà allora solo un primo esperimento dell’uomo, un abbozzo, una specie di prima stesura che attendeva la bella copia in altre sedi.

Può essere un’utopia, ma il cosmo è l’unica sede dove le utopie possono anche diventare realtà, perché non trovano davanti la resistenza di realtà contrarie pietrificatesi attraverso millenni. Ad ogni modo, meglio portare le nostre utopie nel cosmo, che sfrenarle quaggiù in sogni di perfezione terrestre, certo ancora meno realistici e d’esito disastroso. La nostra speranza è in quell’essere emanato da noi, simile a noi, ma altrimenti condizionato, fors e incapace di comprenderci.

Non gli spiacerà nemmeno di avere lasciato la Terra, fin quando se ne potrà ricordare. La ricorderà come un lontano grembo materno, dove la sua specie ha trascorso un periodo di incubazione. Saprà d’essere stato circondato, nei suoi primordi, da un mondo dolce ed imperfetto, che egli stesso però aveva impreganto per inesperienza di determinismi avversi che generavano ingiustizia, infelicità, un’alternativa convulsa di rivolte e di tirannie; nella stessa dolcezza del paesaggio terrestre vedrà il germe di un esiziale attaccamento a se stesso e alle cose.

*Da Spettacolo di mezzanotte di Guido Piovene (—> Leggi altro dell’autore)


Lascia un commento