IL MAESTRO DEVE ESSERE UN ARTISTA INNAMORATO DEL SUO LAVORO – ‘Incontri’ di Gorkij con Cechov

– Se avessi molto denaro, costruirei qui un ospedale per maestri di campagna. Sa, costruirei un edificio luminoso, luminosissimo, con grandi finestroni e con i soffitti molto alti. Attrezzerei un’ottima biblioteca, avrei vari strumenti musicali, degli alveari, un orto e un frutteto; si potrebbero organizzare conferenze di agronomia, meteorologia ecc. il maestro deve saper tutto, caro mio, tutto!

Tacque d’improvviso, tossicchiò; mi diede un’occhiata di sbieco e mi sorrise di quel suo sorriso dolce e affettuoso, che suscitava sempre un’attrazione irresistibile per lui e un interesse vivissimo per le sue parole.

le danno noia le mie fantasie? A me piace parlare di simili argomenti. Sapesse com’è necessario alla campagna russa un buon maestro, intelligente, istruito! In Russia il maestro deve essere posto in condizioni particolari, e bisogna farlo al più presto possibile, se si ammette che, senza una larga istruzione del popolo, lo Stato finirà per crollare come una casa fabbricata con mattoni mal cotti. Il maestro deve essere un artista, un artista innamorato del suo lavoro, e in Russia invece è solo un manovale, un essere poco istruito, che educa i ragazzi del villaggio con la stessa passione con cui si accingerebbe ad andare in esilio. Il nostro maestro è affamato, umiliato, atterrito dall’eventualità di perdere il suo tozzo di pane. E invece dovrebbe essere l’uomo più importante del villaggio perché possa appagare tutte le richieste del contadino, perché i contadini riconoscano in lui una forza degna di essere considerata e rispettata, perché nessuno osi imprecare contro di lui… umiliare la sua personalità, come purtroppo da noi fanno tutti: il brigadiere di polizia, il ricco bottegaio, il prete, il commissario, il provveditore scolastico, il capo del villaggio e quel funzionario che, pur avendo il nome di ispettore scolastico, non si preoccupa affatto di migliorare l’istruzione, ma solo di far attuare scrupolosamente le circolari del circondario.

È assurdo pagare quattro soldi a chi ha il compito di educare il popolo, capisce? Di educare il popolo! Non si può tollerare che un simile individuo se ne vada in giro ricoperto di cenci, tremando di freddo in scuole umide e lesionate, che muoia asfissiato d’acido carbonico, prenda infreddature, sia colpito a trent’anni dalla laringite, e poi dai reumatismi e dalla tubercolosi… è una vera vergogna per noi!

Per otto, nove mesi all’anno il nostro maestro vive come un eremita, non ha con chi scambiare una parola, si istupidisce nella solitudine, senza libri, senza distrazioni. E, se invita in casa sua qualche collega, lo dichiarano un elemento sospetto: sciocca espressione con cui i furbi spaventano gli imbecilli!… Tutto questo è ripugnante… è una forma di scherno per chi svolge un lavoro grande e importante. Quando incontro un maestro mi sento a disagio per la sua timidezza e perché vestito male; mi sembra che anch’io sia colpevole della sua miseria… davvero !

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