IL MALPENSANTE di Gesualdo Bufalino

AFORISMI TRATTI DAL LIBRO DI Bufalino

Bisogna che abbiamo un’idea molto primitiva dell’eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent’anni.

Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.

Certi amori sono soltanto sudori che si somigliano.

Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.

Chi scrive per il suo tempo, disperi di sopravvivergli.

Ci vogliono virtù a iosa per fare un vizio.

Comunque vada la nostra partita con la vita finirà zero a zero.

Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.

Con le donne accade due volte di non saper cosa dire: all’inizio e alla fine d’un amore.

Costa una fatica del diavolo conservare una buona opinione di sé. Chissà come fanno, certuni.

Dio è migliore di quel che sembra, la Creazione non gli rende giustizia.

Dovetti scegliere fra morte e stupidità. Sopravvissi.

Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.

È più facile amare gli altri che sé. Degli altri si conosce il meglio.

Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l’anima vedova, a mutare in piani di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie.

E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita?

È un bluff? Non è un bluff? Fra poco muoio e lo vedo.

Exercitum in hiberna deduxit, condusse le truppe nei quartieri d’inverno… Così Cesare termina ciascuno dei commentari gallici. È probabile che aspettasse quei giorni d’ozio e quella luce di neve per dettare le sue gesta a uno scriba. Altrettanto dovrebbe ciascuno di noi, serbando all’azione le rimanenti stagioni.

Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com’è difficile scegliere!

Gira, rigira, da Talete in poi la filosofia pesta l’acqua nel mortaio.

Gli assenti hanno una volta torto ma novantanove volte ragione.

Grido, è vero, ma a fior di labbro.

Hic: lo spazio; Nunc: il tempo. Due tappeti volanti, due scale mobili su cui immobile avanzo. E Zenone non mi aiuta.

I pregiudizi han più sugo, talvolta, dei giudizi.

I ricordi ci uccidono. Senza memoria, saremmo immortali.

aldoI sogni: “lavoro nero”, ma non pagato, della ragione.

I suicidi sono solo degli impazienti.

Il dubbio è una passerella che trema tra l’errore e la verità.

Il pacifismo è guercio ma il bellicismo è cieco.

Il primo segno d’amore consiste nel trasformare un essere che ci era domestico in un demone sconosciuto.

Il sonno è amore di morte, l’insonnia paura di morte.

In un mondo d’arrivisti buona regola è non partire.

Insomma, sarà che siamo ottusi e il Suo riserbo ci frastorna, ma, insomma, qualche chiarezza in più, da parte di Dio, sarebbe stata augurabile.

L’amore, nella maggior parte dei casi, è soltanto un prestito con cauzione.

L’immaginazione è “la pazza di casa”, m’insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.

L’unica cosa asciutta: la sterilità.

L’universo: un acrostico dove cerco di leggere Dio.

La fama è la gloria venduta a saldo, con gli sconti di fine stagione.

La felicità esiste, ne ho sentito parlare.

La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat lux e la luce fu.

La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.

Le dissi che l’amavo. Incassò la notizia come uno cheque.

Meno credo in Dio più ne parlo.

Metà di me non sopporta l’altra e cerca alleati.

Metri, metronomi, meridiane… L’uomo presume, misurando lo spazio e il tempo, di vincerli, mentre sono essi che misurano lui.

“Mi spaventa possedere chi amo, mi spaventa amare chi possiedo.” Così disse Adamo e spartì eros e amore. Ma Eva non era contenta.

Molte donne si vestono bene, ma tutte si spogliano male.

Molte morti sono suicidi truccati.

Morire. Non fosse che per fregare l’insonnia.

Nascere è umano, perseverare è diabolico.

Non conosco voluttà più pungente del leggere, non già un libro da cima a fondo, ma, pescando a caso, qui una pagina lì un rigo, ritti in piedi, dinanzi alle cascate prodigiose d’una biblioteca.

Non il sonno ma l’insonnia della ragione genera mostri.

Non vedo perché sia legittimo amare insieme Cimarosa, Bach e Stravinskij e sia da fedifraghi amare a un tempo Carolina, Claudia e Maria.

Ognuno sogna i sogni che si merita.

Per fortuna gli eroi muoiono di morte violenta.

Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther.

Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese.

Riconosco per mio solo ciò che ho scritto con inchiostro simpatico.

Sarò forse presuntuoso ma il mio specchio mi calunnia.

Scrivo poesie che si capiscono, devo sembrare un cavernicolo.

Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?

Se volete saperne di più su di voi, origliate dietro le porte.

Senza note a piè di pagina, certe donne non si capiscono.

Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.

Sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori.

Tale è la forza dell’abitudine che ci si abitua perfino a vivere.

Un grande scrittore è di solito meno intelligente di molti scrittori minori.

Un pene innamorato è spesso balbuziente.

Un’idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un’altra.

“Una biblioteca”, dice Ralph Waldo Emerson, “è un harem”. E se fosse una polveriera?

Una passione è il totale di due malintesi.

– Gesualdo Bufalino.



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