IL MITO DEL POPOLO – Raffaele La Capria (da False partenze)

Un’altra esperienza parimenti falsa e forse necessaria du per Candido il ‘mito del popolo’. Anche qui giocarono rimorsi e frustrazioni, ma, ancora, il desiderio sincero di quel mutamento interiore che non avveniva nella maniera sperata. Come capitò in quegli anni all’intellettuale, che considerava la propria diversità una malattia, Candido si sentì risanato dall’incontro col popolo, lo identificò (il popolo) con l’Umanità, con la Storia, col Bene. Lui ‘cui era negata la spontanea grazia della giovinezza’, lui, che in ‘quei tempi di violenza si muoveva con una certa goffaggine’, vide nel popolo una spontaneità non contaminata da schemi culturali che aveva dato prove sorprendenti nelle occasioni in cui si rivela un uomo. Lui borghese pentito vide nel popolo il rappresentante di una realtà sociale, proletaria e contadina, mai compromessa con le storture e le strutture dello stato borghese, perché mai chiamata a farne parte. Sarebbe stato il popolo il lievito della nuova società?
Costretto dalla propria natura ad andare ‘verso il popolo’ e a non poter ‘essere popolo’, Candido coltivava un disprezzo molto letterario per il letterato, questo s’accordava bene con lo stile del momento, con quel clima di ‘stato nascente’ (come lo definisce Max Weber) caratterizzato dall’attesa di una rigenerazione imminente e totale. Ma il letterato messo a tacere dentro di lui rispuntava fuori a sussurrargli: Sì, il popolo erediterà questo mondo… purché abbia buoni maestri.
I buoni maestri avrebbero dovuto sentirsi depositari e custodi dei valori progressivi per cui si stava combattendo, le guide della coscienza popolare, i formatori delle nuove speranze, i consulenti etico-umanistici dei partiti espressi dal popolo. Sarebbe stato questo il ruolo dell’intellettuale nuovo? ‘Non basta conoscere il mondo, bisogna mutarlo. E bisogna volere mutarlo per conoscerlo davvero’: solo così l’infallibile marcia della Storia sarebbe passata anche attraverso la letteratura, solo cos’ politica e cultura avrebbero marciato insieme, si sarebbero ben consigliate a vicenda, e l’alleanza tra intellettuale e popolo sarebbe stata finalmente sancita.
Erano queste le illusioni di Candido, ma non le sue soltanto, perché al mito del popolo e al ruolo dell’intellettuale-guida credette una buona parte della cultura italiana venuta fuori dalla resistenza. Pareva ancora possibile a costoro rovesciare l’antico decrepito ordine borghese salvando contemporaneamente i valori più importanti delle democrazie (borghesi) occidentali, dal New Deal al Laburismo, e sopratutto quello fondamentale della Libertà.

——-> ALTRO DI: Raffaele La Capria


*FONTE: https://www.anobii.com

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