IL MITO DI ORFEO – Miti greci

Il mito di Orfeo è forse quello che più d’ogni altro è carico di simbolismo, attorno al quale ruota una letteratura abbondantissima, arrivando a esercitare una sicura influenza sulla formazione del Cristianesimo primitivo e attestato nell’iconografia cristiana.

Figlio di Eagro e di Calliope (la più importante delle 9 muse), Orfeo è di origine tracia. Viene rappresentato vicino all’Olimpo in procinto di cantare e suonare con la lira e la cetra. Cantava canzoni così soavi che le belve feroci lo seguivano ammansite, mentre piante ed alberi si piegavano verso di lui.

Orfeo partecipa, secondo altre intepretazioni del mito, anche alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro, la sua funzione consistette nel cantare distraendo le Sirene dai loro propositi di sedurre gli Argonauti. Ma la vicenda mitica più celebre relativa ad Orfeo è quello della sua discesa agli Inferi alla ricerca della giovane sposaEuridice.

Un giorno la ninfa Euridice passeggiava lungo un fiume della Tracia, ma fra l’erba calpestò una serpe che la morse uccidendola prematuramente. Orfeo sconsolato, discese agli Inferi e con gli accenti della sua lira non incantò solo Cerbero, il cane a tre teste guardiano dell’Inferno, ma anche gli dei del regno delle ombre Ade e Persefone, che acconsentirono a restituire Euridice al marito. Ad un patto.

Orfeo risalito alla luce seguito dalla sposa, non doveva voltarsi per vederla; non prima di aver lasciato il loro Regno. Orfeo accetta e si mette in cammino. E’ già quasi risalito alla luce del giorno, quando lo assale il terribile dubbio che la regina Persefone possa essersi fatto beffe di lui. Per sincerarsi che Euridice fosse davvero dietro di lui, si volta, ma lei sviene e muore una seconda volta. Orfeo corre a cercarla, ma questa volta Caronte è inflessibile e gli nega l’accesso al mondo infero. Sconsolato Orfeo deve far ritorno tra gli umani.

Si narra che dopo questo dolore non volendo più avere rapporti con le donne, suscitò le ire delle donne trace che lo uccisero facendo a pezzi il suo cadavere, gettandolo in un fiume.

Dopo la morte, la sua lira fu trasportata in cielo dove divenne una costellazione, mentre l’anima trasmigrò nei Campi Elisi, rivestita da lunga veste bianca, e allientando coi suoi canti i Beati. Molte sono le varianti, variazioni e variabili di detto mito su cui si formò una teologia detta orfica.

Orfeo resta sempre il simbolo della Poesia e dell’Arte che sconfiggono la Morte. In epoca più tardiva,  il poeta Rainer Maria Rilke  compone “I sonetti ad Orfeo”,  una raccolta di liriche che evocano immagini di quiete e di rara bellezza.

 

E quasi una fanciulla era. Da questa
felicità di canto e lira nacque,
rifulse nella trasparente veste
primaverile e nel mio udito giacque.

E in me dormi. Tutto fu il suo dormire:
gli alberi che ammiravo, le distese
sensibili, le grandi praterie
presenti e lo stupore che mi prese.

*FONTE: http://esperidi.blogspot.fr

*IMAGE: Orfeo e Euridice di Enrico Scuri


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