IL MODERNO SCRITTORE ‘IMPEGNATO’ – Aldo Busi (da Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo)

(…) Quasi quasi vado dal Bardem e gli parlo della mediocrità dei romanzi di Arenas, il bruttino e inconsistente scrittore cubano oppositore del regime di Fidel Castro che un anno fa lui ha incarnato in quel film con Schnabel regista che pretendeva di farlo non solo bello ma grande scrittore, come se il coraggio civile fosse un viatico alla grandezza storica e politica attraverso l’estetica dell’alfabeto organizzato in parole scritte: se c’è l’etica del coraggio civile, tanto meglio, ma ci mancherebbe pure che fosse il requisito indispensabile per essere uno scrittore memorabile, diventerebbe immediatamente la messa in scena dei mitomani e dei velleitari disposti a ogni eroismo massmediatico pur di sfondare; il coraggio civile è dovere dei cittadini, belli e brutti, intelligenti e stupidi, e lì si ferma; si ferma nel mantenere lo stato di guardia della democrazia necessaria per scoraggiare il tiranno a tirare troppo la corda, che se no gli resta appiccicata al collo; il cosiddetto impegno non è un trampolino di lancio, non è una carriera e non è neppure un talento innato, è la base per chiunque della fatica di tutti i giorni di coabitare sia con un tiranno di con i suoi schiavi che si vantano di esserlo, e se è anche la fatica dei vigliacchi votati al quieto vivere che evitano di averne e anche se sono pochi a manifestarlo pagando sulla propria pelle per questo, fosse pure un martirio, non fa ancora di loro qualcuno di speciale nell’evoluzione espressiva del pensiero, della scrittura, della letteratura e quindi dell’umanità: questo detto da uno che se suo coraggio ha nutrito un intero paese che non ne vuole sapere, né di lui né, pertanto, dei suoi libri in quanto opera, perché l’impegno civile della persona, quando è vero e indiscriminatamente contro ogni nemico della democrazia e della laicità dello Stato di diritto, non paga la persona, umilia il cittadino e punisce il genio; al massimo, dall’intellettuale impegnato, si può ricavare un film al caramello dopo morto, ma va’ a leggere per esempio i romanzi di Arenas: non sono mai stati vivi neppure quando era vivo lui; mentre essere pro Castro ha il successo effimero, seppur mondiale, di un autore mediocre patentato come Garcia Marquez, non basta essere contro Castro come Arenas o Cabrera Infante per riscattarsi dalla mediocrità delle opere prodotte, e io odio Fidel Castro, ma non posso fare i conti sull’estetica delle letteratura in base alla mia simpatia o antipatia politica o personale, sarebbe come ritornare a una concezione della letteratura come clan cassa di risonanza di se stesso e della propria tribù di affiliati ideologici: è bello tutto ciò che producono i miei amici, a patto che essi riconoscano che è bello tutto ciò che produco io, è brutto tutto ciò che producono i nostri nemici, per i quali è brutto tutto ciò che produciamo noi. Vorrebbe dire che sono o un giornalista o un mafioso o un raccoglitore di fondi per il mio proprio stipendio nell’Unicef o un fautore dello stato etico innanzitutto in cultura e quindi in finanza, pertanto scriverei o per Micromega o per Casa Nostra o per la Croce Rossa o per l’Opus Dei, con ogni probabilità per tutti e quattro allo stesso tempo. Siccome una cosa così sono in milioni a farla, non vedo perché dovrei restare una penna memorabile oltre il ventisette di ogni mese: il giorno che crepo il ventisei, il giorno dopo sono bell’e dimenticato e sostituito da un qualsiasi altro pubblicista famoso per il suo libro per eccellenza: il libro paga.

——-> ALTRO DI: Aldo Busi

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