IL PRINCIPE POTOCKI – Da Il Viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani

pioggia uomo notte

Un giorno ho comprato un libro in una stazione ferroviaria.
Uno di quei libri che si comprano per passare il tempo durante un viaggio. Un libro che aveva nel titolo la parola ‘Caucaso’.
Era un diario di viaggio e l’aveva scritto questo principe, il principe Potocki.
Era pazzo. L’unica cosa saggia che sapeva fare era viaggiare. Era un anarchista e viveva in Polonia ai tempi della rivoluzione francese. Era entusiasta di quella rivoluzione e voleva che arrivasse e si accendesse ovunque, persino nel suo paese, dove nessuno voleva sentirne parlare.
Neppure i suoi servi e i suoi contadini si fidavano di un padrone rivoluzionario: non era nel modo giusto e ordinato dello svolgersi delle cose. Il modo giusto era che a un certo momento i contadini e i servi si ribellassero e cacciassero il loro padrone. Il modo giusto era una notte incendiargli il palazzo e accoltellarlo nel sonno per vendicare i torti subiti per molte generazioni. Questo lo capivano, mentre non capivano perché il loro principe li esortasse a pretendere libertà, uguaglianza e fraternità.
Così lo cacciarono, non perché non avesse deciso di fare la loro rivoluzione, ma perché non ne potevano più dei suoi discorsi. Quando sarebbe venuto il momento avrebbero voluto parlare loro. Così fu mandato in esilio dai suoi stessi sudditi. E si mise a viaggiare. Non smise mai, pur di non tornare in un paese ingrato come il suo. Sempre che lo avessero rivoluto indietro.
Viaggiando scriveva libri. Libri dei suoi viaggi e libri di fantasia, ma ben distinti gli uni dagli altri.
In questo si è rivelato molto saggio. Per il resto era davvero pazzo.
Portava nei suoi viaggi un samovar per fare il tè. Un samovar come quello che c’è nella casa delle solitarie a Tamanrasset. Come le teiere che si usano qui, i samovar continuano a essere fabbricati allo stesso modo da secoli. Non c’è bisogno di cambiare le cose ben fatte. Hai visto che sul coperchio ha un pomello per poterlo tenere quando scotta? Bene, per tutto il tempo che ha viaggiato, per più di vent’anni, ogni sera il principe beveva il suo tè e prima di coricarsi con un sottile smeriglio lucidava quel pomello. Solo il pomello, con grande meticolosità e dedizione. Una cosa senza senso che solo un pazzo può fare.
Con gli anni lo smeriglio ha smangiato l’ottone del pomello. Lentamente, molto lentamente, da non accorgersene nemmeno, se non sei tu a farlo sera dopo sera. Infine è venuta la sera che il pomello è diventato della grandezza giusta che aveva in mente il principe. Smangia e smangia per anni e a anni, alla fine era quello che ci voleva.
Allora il principe pazzo ha staccato dal samovar il vecchio pomello d’ottone che era diventato una lucida pallina, lo ha infilato nella canna della sua pistola, ha preparato l’innesco e se lo è sparato nella tempia.
È morto così il principe Potocki, dopo averci pensato vent’anni. Vent’anni in cui ha viaggiato e visto molte cose senza mai smettere di raccontarle, fiducioso che quello che stava facendo sarebbe servito all’umanità intera. Se non ai suoi sudditi ingrati, ai molti uomini liberi che secondo lui al più presto avrebbero popolato la Terra.
Non ha lasciato scritto niente o detto nulla riguardo al suo gesto finale, e nessuno tra chi l’ha conosciuto lo ricorda come una persona cupa o meditabonda. Quello che ha fatto, lo ha fatto e basta. Forse pensava che il pomello del samovar fosse il suo orologio, un orologio che caricava tutte le sere alla rovescia. Ogni volta che guardo l’orologio che ho al polso, mi dico che sto guardando qualcosa che prima o poi finirà, lui invece si era fatto un’idea precisa di quando sarebbe successo.

*Da Il Viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani

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