IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO – Il romanzo d’esordio di Italo Calvino

Dove fanno il nido i ragni? L’unico a saperlo è Pin, che ha dieci anni, è orfano di entrambi i genitori e conosce bene la radura nel bosco in cui si nascondono i piccoli insetti. È lo stesso posto in cui si rifugia lui, per stare lontano dalla guerra e dallo sbando in cui si ritrova il suo paese.

Ma nessuno può davvero sfuggire a ciò che sta succedendo lì e nel resto d’Italia. Neppure Pin.

Il romanzo di bruciante intensità che ha segnato l’esordio di Italo Calvino.

Così Calvino, nel 1967, diciassette anni dopo la sua prima pubblicazione, commenta il suo romanzo d’esordio, “Il sentiero dei nidi di ragno”. “Che effetto mi fa”, scrive, “a riprenderlo in mano adesso?”. E che effetto produce quest’opera, ambientata durante il difficile periodo della Resistenza, sul lettore moderno? In un mondo in cui il fenomeno resistenziale è soggetto all’eccessiva esaltazione o, viceversa, ad un’umiliante e riduttiva interpretazione, il romanzo apre un’interessante finestra su quel periodo storico, aiutandoci a capirlo meglio, mettendone in evidenza i giusti meriti e le effettive contraddizioni.

Calvino resta lontano da tentazioni propagandistiche e ideologiche, guardando alla guerra partigiana attraverso gli occhi candidi e ingenui di un bambino, Pin. Egli, essendo fratello di una prostituta, è un ragazzino smaliziato e irriverente, anche se continua comunque a concepire la vita come una fantastica avventura. Quasi per caso, quindi, si ritrova a far parte di una banda di partigiani, arruffoni e assolutamente privi di coscienza politica, certamente dei personaggi non esemplari.
Tutta la narrazione è condotta dal punto di vista ingenuo del bambino, disposto ancora a credere negli incantesimi e ai ripetere i gesti delle favole. Questa prospettiva, niente affatto eroica, è un’inversione di rotta dei confronti della classica narrativa della Resistenza, fatta di luoghi comuni e di smaccate celebrazioni. La lotta partigiana è vista da una prospettiva inedita, originale, autonoma e comunque mai retorica. Anche il ribelle che Pin incontra per la prima volta, l’uomo che gli permetterà di entrare a far parte della banda dei militanti, con un berrettino di lana con tanto di pon-pon, è tutt’altro che una figura solenne ed eroica.

Lo stile de “Il sentiero dei nidi di ragno” è tipicamente calviniano, caratterizzato da una nitidezza espressiva straordinaria che rende la fruizione del romanzo agevole anche al lettore più giovane e inesperto.




*FONTE: https://www.sololibri.net

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