La differenza tra essere innamorati e amare spiegata da Olga (da OBLOMOV di Ivan Goncarov)

Che forse non sentite quel che avviene in me ? Cominciò egli. Sapete, mi è difficile perfino parlare. Ecco, qui… datemi la mano, qualche cosa mi disturba, come se qualche cosa di pesante, una pietra, vi fosse stata messa sopra ; sapete, come quando si prova un profondo dolore ; e intanto, strano, sia nel dolore che nella felicità, nell’organismo il processo è lo stesso : si respira a malapena, si ha voglia di piangere ! Se piangessi, come avviene nei gravi dolori, mi sentirai meglio…
Ella lo guardò in silenzio, come per verificare le sue parole, paragonò queste a quel che egli portava scritto in viso e sorrise ; la prova era soddisfacente. Sul suo volto si diffuse il soffio della felicità, ma di una felicità serena, che nulla avrebbe potuto turbare. Si vedeva che ella non soffriva, ma era contenta come era contenta la natura in quel tranquillo mattino.
Che cosa avviene in me ? Domandò pensieroso Oblomov, come parlando a se stesso.
Posso dirvi una cosa ?
Dite.
Voi siete… innamorato.
Sì, certo. Confermò egli, togliendole la mano dal lavoro, tuttavia senza baciargliela, ma solo premendo le dita alle proprie labbra, disposto a tenerla a lungo così.
Ella cercò di ritirar pian piano la mano, ma egli la teneva forte.
Ora basta, lasciate. Disse ella.
E voi ? Domandò egli. Voi… non siete innamorata…
innamorata, no… ciò non mi piace : io vi amo ! Disse ella e lo guardò a lungo come per confermare a se stessa che lo amava.
A… mo ! Disse Oblomov. Ma amare si può la madre, il padre, la balia, perfino un cagnolino : tutto ciò che coincide col comune concetto collettivo di amore come una vecchia… (…) Sì, io sono innamorato di voi e vi dico che senza di ciò non c’è vero amore ; non ci si innamora né del padre, né della madre, né della balia ; si amano.
Non so. Disse ella sovrappensiero, come sprofondandosi in se stessa e sforzandosi di capire che che avveniva in lei. Non so se sono innamorata di voi ; se no, vuol dire che non è venuto ancora il momento ; so soltanto che così non ho amato né il babbo, bé la mamma, né la njanja…
E qual’è la differenza? Sentite voi qualche cosa di speciale ? Insisté egli.
Volete saperlo ? Domandò ella furbescamente.
Sì, sì, sì ! Davvero non sentite il bisogno di dirlo ?
Ma perché volete saperlo ?
Per viverne ogni minuto : oggi, tutta la notte, domani, fino al prossimo incontro… io vivo solo di questo.
Ecco, vedete, voi avete bisogno di rinnovare ogni giorno la provvista della vostra tenerezza ; questa è la differenza fra chi è innamorato e chi ama… Io…
Voi ? Aspettò egli impaziente.
Io amo diversamente. Disse ella appoggiandosi con la schiena alla panchina e seguendo con gli occhi le nuvole che passavano. Senza di voi mi annoio ; mi dispiace staccarmi da voi per poco, mi addoloro, se per molto. Io ho saputo e visto e credo una volta per sempre che voi mi amate e sono felice, anche se non mi ripete continuamente che mi amate. Di più e meglio no so amare. (…) Se voi moriste, continuò ella dopo una breve pausa, io porterei eterno lutto e non sorriderei più della vita. Se vi innamoraste di un’altra non mormorerei e non vi maledirei, ma vi augurerei felicità… per me amare è… è la vita stessa, e la vita…
Ella cercava l’espressione.
Che cos’è la vita, secondo voi ? Domandò Oblomov.
La vita è dovere, e perciò l’amore è dovere : mi pare come se Dio me l’abbia mandato. Finì ella, alzando gli occhi al cielo, e mi abbia ordinato di amare. (…)
Ma in cosa consiste per voi la felicità dell’amore? Domandò egli. Se non conoscete quelle gioie che provo io?
In che consiste? Ecco qui, Disse elle indicando se stessa, lui, la solitudine che li circondava. Che forse non è questa la felicità, che forse ho vissuto mai così? Prima non sarei rimasta qui sola nemmeno un quarto d’ora, senza un libro, senza musica, tra questi alberi. Parlare con un uomo, mi annoiava: pensavo sempre come restar sola… E adesso… è allegro anche tacere in due!
Credetemi, concluse ella, com’io vi credo, e non dubitate, non agitate con i dubbi inconsistenti questa felicità, se no essa vola via. Quando io considero una cosa come mia, bisogna che me la strappino, perché io la restituisca.

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