LA FAMIGLIA FANG – Film

famiglia fang filmCosa non si fa per l’arte!

È quanto viene da pensare dopo avere conosciuto le imprese della famiglia Fang, esperti di performance improvvisate con le quali amano scioccare la gente ignara, antieroi eponimi del romanzo di Kevin Wilson, pubblicato nel 2011 e ora protagonisti del film che l’attore-regista Jason Bateman ha tratto dal suddetto libro.
Nicole Kidman e lo stesso Bateman interpretano Anne e Baxter, figli dei famosi (famigerati?) Caleb e Camille Fang (Christopher Walken e Carolyn Plunkett nella versione attempata), due genitori talmente presi dalla loro urgenza espressiva che non esitano a coinvolgere i figli nelle loro imprese. L’infanzia e l’adolescenza dei due rampolli sarà quindi caratterizzata da finte rapine in banca, improbabili foto natalizie, esibizioni canterine sfortunate, concorsi di bellezza con sorpresa finale e persino un allestimento inaspettatamente freudiano del “Romeo & Giulietta”. La videocamera di papà Caleb è sempre presente ad immortalare quelle che la critica generalmente ritiene delle provocazioni facili e fini a se stesse, anche se non mancano sostenitori.

Il film inizia con Anne e Baxter ormai adulti alle prese con le problematiche che genitori così impegnativi possono avere lasciato. Lei è un’attrice di b movies in crisi, lui uno scrittore che non riesce a finire il terzo libro (prevedibilmente dedicato al tema della famiglia). Ma i guai sono appena iniziati: un fortuito incidente capitato a Baxter porta la famiglia a riunirsi dopo tanti anni e in quell’occasione i genitori chiedono ai figli di tornare a fare performance con loro. Pare, infatti, che senza i due membri più giovani le cose non siano più le stesse. Per quanto dispiaciuti i due rampolli rifiutano e non possono fare altro che assistere alle magre figurette che i due genitori da soli non fanno che rimediare. A seguito di alcuni scambi poco simpatici, i signori Fang decidono di fare le valigie e andarsene e poco tempo dopo la loro auto viene ritrovata abbandonata. C’è sangue dappertutto e dei due passeggeri neanche l’ombra. Anne è da subito sicura che si tratti di un’altra performance, forse l’ultima di una “gloriosa” carriera, anche se il fratello non è poi così convinto. Parte così una ricerca che è anche un viaggio a ritroso nel tempo e, forse, sarà utile ai due protagonisti, se non altro per affrancarsi dalle figure genitoriali divenendo definitivamente adulti. Un cd misterioso forse li aiuterà a vederci chiaro.

Il cinema americano contemporaneo ha una vera passione per le famiglie disfunzionali, come dimostrano i lavori Wes Anderson, Jason Reitman e Noah Baumbach. Un’opera come “La Famiglia Fang” può non brillare per la sua originalità, ma non sfigura affatto nei confronti degli illustri precedenti. Bateman, classe 1969, recita in tv da quando era un ragazzino e anche se in precedenza aveva realizzato solo un altro film (“Bad Words” del 2013) ha cominciato a dirigere episodi delle serie tv di cui era interprete da quando aveva 18 anni. Il regista si dimostra ben attento a delineare le psicologie dei personaggi e se questa dramedy forse non è esilarante come ci si poteva aspettare, la storia, sceneggiata da David Lindsay-Abaire (“The Rabbit Hole”), è portata avanti con abilità e fa venir voglia di vedere presto un altro suo film; il Bateman attore invece affida alle pause e agli sguardi disincantati lo smarrimento del personaggio di Baxter, che tra l’altro sembra un cugino neanche troppo alla lontana del Michael di “Arrested Developement”, quello che finora resta il ruolo più amato della carriera dell’attore; anche perché i due hanno in comune il dover fare i conti coi disastri procurati loro da parenti vari. Christopher Walken, da par suo invece, pare una versione invecchiata di Derek Taylor, il caustico combina guai che Bateman ha interpretato nei primi anni ottanta nella sit-com “Il mio amico Ricky” e nel suo vessare e consigliare al tempo stesso i figli, si rivela la figura più colorita anche se più controversa del film. L’attrice televisiva Maryann Plunkett interpreta con sensibilità il ruolo di Camille, donna che col tempo si scoprirà bisognosa di staccarsi dal marito non meno dei suoi figli.
Da “Margot at the Wedding” fino al recente australiano “Strangerland”, passando per il già citato “The Rabbit Hole” o “The Paperboy”, Nicole Kidman in questi dieci anni ha generalmente preferito donne normali e dimesse, allontanandosi dai piedistalli di bellezza e fulgore in cui autori come Kubrick, Luhrmann e Amenabar avevano voluto immaginarla e che comunque hanno contribuito a costruire il mito dell’attrice australiana. Qui torna a interpretare un’attrice dopo l’esperienza in “Vita da strega” della Ephron ed è significativo che Anne non sia una star ma una professionista in crisi che nei suoi ruoli si trova a disagio come in gioventù si trovava a disagio quando si esibiva con/per i genitori (e sono proprio i consigli paterni ad esserle di aiuto nei momenti più difficili). La Kidman, anche grazie all’affiatamento con Bateman, rende con molta credibilità gli stati d’animo di questo carattere, dimostrandosi per l’ennesima volta una delle migliori interpreti dei nostri tempi.

*FONTE: http://www.ondacinema.it

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