LA GUERRA È SOLO UN AGENTE DI PUBBLICITÀ – Da Picasso di Gertrude Stein

La grande guerra continuava, ma la fine era vicina. Anche la guerra cubista era sul finire. Naturalmente non c’è guerra che sia finita : sembra solo che cessi. La lotta di Picasso così continuava, ma sul momento sembrava essere vinta, da Picasso per Picasso e da Picasso per il mondo.

È una cosa quasi incredibile, ma vera : le guerre sono solo un mezzo per fare pubblicità alle cose già compiute. Si è verificato un cambiamento, un totale cambiamento, la gente non pensa più come pensava;ma nessuno lo sa, nessuno se ne rende conto, non lo sa veramente nessuno ad eccezione dei creatori. Gli altri sono troppo occupati con l’occupazione di vivere, non possono sentire cosa è successo ; il creatore invece, il vero creatore, non fa niente, non è interessato all’attività di esistere, è abbastanza sensibile per capire in che modo pensa la gente : in che modo pensava non lo riguarda, la sua sensibilità è interessate a capire come vive la gente mentre sta vivendo. È cambiato lo spirito di ciascuno, è cambiato lo spirito di un intero popolo, ma nessuno lo sa. la guerra li costringe a rendersene conto, perché durante la guerra l’aspetto di ogni cosa cambia molto più rapidamente ; il cambiamento completo era già avvenuto, la guerra è solo qualcosa che costringe tutti quanti a rendersene conto. La Rivoluzione francese era finita, quando la guerra costrinse tutti a riconoscerla, la Rivoluzione americana era compiuta prima della guerra. La guerra è solo un agente di pubblicità, che fa capire a tutti cosa è successo. Proprio così.

Il pubblico allora riconosce il creatore che ha saputo vedere il cambiamento compiuto prima della guerra, che dalla guerra è stato espresso, e dalla guerra la gente è costretta a rendersi conto del completo cambiamento di ogni cosa, è costretta a guardare il creatore che, prima di ogni altro, intese quanto fatto e lo espresse. Il creatore non è in anticipo sulla propria generazione ; è il primo fra i contemporanei a essere consapevole di quello che sta succedendo alla propria generazione.

Il creatore che crea, che non è un accademico, che non è uno che studia in una scuola dove le regole sono già note e, naturalmente, essendo note, non esistono più ; il creatore che crea appartiene di necessità alla propria generazione. La gente della sua generazione vive nel proprio tempo, ma ci vive solamente. In arte, in letteratura, nel teatro, insomma in tutto quello che non contribuisce al suo benessere immediato, essa vive nella generazione precedente. Semplicissimo.

Nelle strade di Parigi, oggi, i cavalli e tram non possono più esistere ; tram e cavalli, però, vengono eliminati soltanto quando causano troppe complicazioni, vengono eliminati, ma con sessant’anni di ritardo.

Quando la guerra scoppiò, Lord Gray disse che i generali pensavano a una guerra dell’Ottocento anche quando gli strumenti di guerra erano quelli del Novecento. Solo quando la guerra fu al suo culmine i generali capirono che era una guerra del Novecento, non una guerra dell’Ottocento.

Lo spirito accademico è così, non è contemporaneo, naturalmente, quindi non può essere creativo, perché la sola cosa che è creativa nel creatore è, naturalmente, la contemporaneità.


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