La LIBERTA’ – John Stuart Mill

Alcuni estratti dal libro. La LIBERTA’ di John Stuart Mill

Venne però una repubblica democratica ad occupare una vasta porzione del Globo imponendosi come uno dei membri più potenti nella famiglia delle nazioni, e allora i governi elettivi e responsabili, come tuti i grandi fatti esistenti, richiamarono sopra di loro le osservazioni e la critica. Nessuno ignora oggi che le frasi, governo di se stessi, Self-government, o potere del popolo sopra se stesso, non esprimono il vero stato delle cose. Il popolo che esercita il potere non è sempre quello su cui si esercita, e il governo di se stessi, non è il governo di ciascuno sopra se stesso, ma di ciascuno sopra tutti gli altri. Inoltre la volontà del popolo si risolve in pratica in quella della più numerosa e attiva parte di se esso, cioè della maggioranza, o di quelli che sanno imporsi per tale.

Il despotismo della maggioranza, come ogni altro despotismo, fu, ed è tuttora temuto, in quanto agisce mediante gli atti delle pubbliche autorità. Ma gli osservatori si avvidero che quando la società è essa stessa il despota – la società, come ente collettivo rispetto agli individui che la compongono – la sua tirannia non si restringe agli atti che compie col mezzo dei funzionarii politici.

La società infatti può eseguire, ed eseguisce ogni giorno essa stessa dei decreti : e ne emana di ingiusti, o sopra oggetti in cui non dovrebbe immischiarsi, esercita un despotismo sociale più formidabile che qualunque altra oppressione egale ; giacché quantunque non circondato da sanzioni penali, lascia minore probabilità di sottrarvisi, ed insinuandosi profondamente nei più intimi particolari della vita, incatena perfino le anime. Non basta quindi garantirci contro la tirannia dei giudici ; ma occorre garantirci anche contro la tirannia della pubblica opinione : cioè contro la tendenza della società a imporre, con altri mezzi che quelli del codice penale, e ad impedire lo svolgimento, e, se fosse possibile anche la formazione, d’ogni distinta individualità, obbligando tutti i caratteri a conformarsi al proprio modello. V’è un limite alla legittima azione dell’opinione collettiva sulla indipendenza personale. Determinare questo limite, e mantenerlo contro ogni attentato, è tanto indispensabile per una buona condizione degli umani affari quanto per le guarentigie politiche.

Ma se tale proposizione è ammessa in astratto, non sono peranco risolte le difficoltà pratiche del dove porre questo limite, e del come fare un conveniente compromesso fra l’individuale indipendenza e il sindacato sociale. Tutto quanto conferisce valore alla nostra esistenza, dipende dalle restrizioni imposte alla sfera d’azioni dei terzi. Delle regole di condotta debbono dunque stabilirsi, dalla legge innanzi tutto, e per quello che nn entra nelle sue competenze, dalla pubblica opinione. (…)

Non si contano due epoche nè quasi due paesi, che abbiano avuto la medesima opinione, e l’opinione di un’epoca e di un paese è spesso soggetto di maraviglia per gli altri. Tuttavia le generazioni di ciascun secolo e di ciascun paese non sospettano nemmeno che vi sia un dubbio sopra tale argomento, come se gli uomini fossero stati in ciò sempre d’accordo. Le regole che dominano alla giornata, sembrano loro così evidenti da non aver bisogno di alcuna dimostrazione. Questa universale illusione prova la magica influenza dell’abitudine, la quale non è, come dice il proverbio, una seconda natura, ma spesso viene scambiata per la natura medesima. L’effetto dell’uso, d’impedire che si mettano in contestazione le norme che gli uomini impongono reciprocamente a se stessi, è tanto più decisivo, che sopra tali argomenti non stimano nemmeno necessario dare delle ragioni nè agli altri, nè a se stessi. Essi sono abituati a credere, (e vengono in questo incoraggiati da taluni che si vantano per filosofi), che il sentimento in sì fatte materie vale più di tutti i ragionamenti, e rende questi superflui. La massima che serve loro di guida nel giudicare delle regole di condotta, è l’idea preconcetta che gli altri debbano agire a loro modo, ed a modo di quelli che la pensano come loro. Nessuno intanto s’accorge che il regolatore del suo giudizio è la propria inclinazione. Pure un’opinione sopra un punto di condotta, non sostenuta da ragioni non vale come opinione individuale ; e se per tutta ragione si adduce l’eguale inclinazione sentita da altri, ciò non è ancora che l’opinione di molti, anziché quella di uno. Per un uomo ordinario tuttavia, le opinioni così stabilite sono, non solo delle ragioni affatto soddisfacenti, e quelle da cui generalmente deduce tutte le sue idee di moralità, di gusto e di convivenza (…).

i giudizi degli uomini sopra ciò che merita lode o biasimo, sono soggetti alle molteplici cause che influiscono sui loro desideri rispetto alla condotta di terzi, cause tanto numerose quanto quelle che determinano i loro desideri relativamente a qualunque altro oggetto. Queste cause sono – talvolta la loro ragione, talvolta il pregiudizio e la superstizione, spesso i loro sentimenti sociali o antisociali, l’invidia o la gelosia, l’orgoglio o il disprezzo ; ma più comunemente i loro interessi legittimi o illegittimi. Dovunque avvi una classe dominante, la moralità del paese deriva dagli interessi di questa classe e dal suo sentimento di superiorità. (…)

Gli uomini pendono per l’uno o per l’altro partito, ad ogni caso particolare, secondo la generale tendenza dei loro sentimenti, o secondo il maggiore o minore interesse che hanno nella cosa che si vorrebbe fatta, od infine, secondo la loro persuasione che questo voglia o non voglia agire come essi desiderano; ma ben di rado giudicano in base ad un concetto che si siano chiaramente formato sulle cose che debbono o meno farsi (…)

lo scopo di questo libro è di stabilite un principio semplicissimo per regolare in modo assoluto i rapporti della società coll’individuo, in tutto quanto importa coazzione o sindacato – senza distinzione, se i mezzi usati consistano della forza fisica sotto forma di legale punizione, o nella pressione morale della pubblica opinione.

Il principio è questo – che il solo soggetto per cui l’umanità ha diritto individualmente o collettivamente d’intervenire nella sfera della libertà azione di ciascuno dei suoi membri, è la protezione di se stessa – che quindi l’unica ragione per cui il potere è legittimamente autorizzato ad usar la forza contro un membro di una civile comunità, è quella d’impedire che noccia agli altri. Il bene, tanto fisico che morale di questo individuo, non è una giustificazione sufficiente. Nessuno può essere costretto a fare o non fare qualche cosa per la ragione che sarebbe meglio per lui, o perché quella cosa lo renderebbe più felice, o perché nella mente di terzi ciò sarebbe saggio, od anche giusto. Possono essere queste buone ragioni per fargli qualche rimostranza, per ragionare con lui, per persuaderlo o per pregarlo, ma non per costringerlo suo malgrado, o recargli alcun male quando agisca altrimenti. Lo coazione non è giustificata se non allorché si ritiene che la condotta di un individuo porti danno ad un altro. L’uomo non deve rispondere verso la società se non delle cose che possono concernere i terzi: per quello che non interessa che lui, la sua indipendenza è d diritto assoluta. Sopra se stesso, sul suo corpo, e sul suo spirito l’individuo è sovrano.

Non occorre soggiungere che questa dottrina deve intendersi applicabile solo agli esseri umani che sono giunti alla maturità delle loro facoltà.

Io credo che la suprema soluzione di tutte le questioni morali stia nella utilità; ma questo vocabolo deve prendersi nel suo senso più esteso, cioè dell’utilità fondata negli interessi permanenti dell’uomo come essere perfettibile. Ora io sostengo che questi interessi non autorizzano la sommissione della spontaneità individuale ad un sindacato esteriore, se non per quelle azioni che toccano gli interessi altrui.

Ma vi sono degli atti nei quali la società, come distinta dall’individuo, non ha che un interesse indiretto, se pure ne ha alcuno. Intendiamo parlare di quella parte della vita e della condotta d’un individuo che non riguarda che se stesso, o, se riguarda anche gli altri, ciò avviene però colla loro partecipazione, e col loro consenso spontaneo, volontario, e pienamente deliberato. Dicendo un interesse che non riguarda che se stesso, vogliamo dire un interesse immediato e diretto, poiché tutto ciò che interessa un individuo può interamente interessare che gli altri, è l’obiezione che si fonda su tale supposto formerà oggetto in seguito delle nostre considerazioni.

Questo dunque è propriamente il campo della libertà umana. Esso comprende:

il dominio del foro interiore, il quale richiede libertà di coscienza nel più esteso significato della parola, libertà piena ed assoluta di opinioni e di sentimenti in ogni materia pratica e speculativa, scientifica, morale e teologica. La libertà di esternare e di dar pubblicità alle proprie opinioni può sembrare subordinata ad un altro principio, come quella che appartiene alla parte della condotta di un uomo che interessa i terzi. Ma siccome è tanto importante quanto la libertà di pensare, e di fonda in gran parte sulle stesse ragioni, così le due libertà sono praticamente inseparabili.
Libertà piena ed illimitata di gusti e di occupazioni, la libertà, cioè, di formarci un piano di vita conforme alle nostre inclinazioni, e di fare quello che crediamo, senza riguardo alle conseguenze che possano seguirne, e senza esserne impediti dai terzi finché non facciamo loro alcun danno, per quanto la nostra condotta posso loro sembrare stolta o biasimevole.
Non può chiamarsi libera una società, qualunque sia la sua forma di governo, se tali principii non vi sono incondizionatamente ed assolutamente rispettati. La sola libertà che ne merita il nome, è quella di procurarci il nostro bene come meglio crediamo, fino a che non priviamo gli altri del loro proprio, e non impediamo ad essi pure di procurarselo. Ognuno è il guardiano naturale delle sue facoltà tanto fisiche, che mentali e spirituali. La famiglia umana guadagna molto di più a lasciar vivere gli altri alla loro maniera, che ad obbligare ciascuno a vivere alla maniera degli altri.

Sebbene tale dottrina sia tutt’altro che nuova, e possa anzi a molti apparire una verità volgare, non v’è tuttavia nessun principio che sia più direttamente in opposizione colle idee cogli usi comuni. La famiglia umana aspira incessantemente a conformare gli individui alle sue proprie opinioni, così in fatto di perfezione personale che in fatto di perfezione sociale

…è un fatto che c’è un’invincibile inclinazione ad estendere sempre più l’impero della società sull’individuo, tanto per mezzo della pubblica opinione, che col braccio della legge. Ora, il risultato di tutte le innovazioni che si succedono nel mondo essendo di rafforzare la società e d’abbassare l’individuo, questa progressiva usurpazione non sembra un disordine che possa spontaneamente sparire. La disposizione naturale degli uomini, sia come governanti che come governati, ad imporre le loro opinioni ed abitudini agli altri, è così potentemente favorita da qualcuno dei migliori come dei peggiori sentimenti della natura umana, che non è sperabile che cessi se non per difetto di potere. È siccome questo potere è sulla via di crescere, anziché di scendere, noi dobbiamo, nelle presenti condizioni del mondo, aspettarci che tale tendenza vada onor più acquistano di forza, se non si solleva alta contro il male la barriera della opinione pubblica.


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