LA POESIA DI Emanuele Ingrosso

 

DETESTARE L’ODIO

Se esiste un pensiero
Nella mia mente
Che appare tanto limpido
Da vedersi in controluce
Tra le mie tempie
E’ che detestare l’odio
Sia il peggiore dei
Controsensi.

L’odio
E’ privilegio di chi possiede
Una qualche forma di
Sensibilità.

Io odio, anzi
Sto odiando
Queste quattro mura
Rancide
Marce di sudore
Aspirante muffa.

Odio non avere polso
Non saper fare l’amore
Odio non saper fare le coccole dopo l’amore
Al mio polso.

Odio le poesie di Totti
E le barzellette di Bondi

Odio i versi in rima
Bau Bau
Miao Miao
Odio le freddure da Cucciolone
Soprattutto d’inverno
Perché non c’è neanche il Cucciolone
Solo le freddure
E il freddo
Odio Panariello,Fiorello e Vianello
Vianello non lo odio veramente ma mi mancava il terzo per fare la rima

Odio raccontare i traumi infantili
Odio i ramarri
di un raro color marrone
Irrorati da ruscelli di burro che riportano i ricordi
a primavere rurali.

Odio i cani
Niccolò Contessa
La contessa Serbelloni
Il Bellini
Lino Banfi
La papalina del papa
Le altre papaline
I cappelli dei cardinali
Il cappello del prete
Lo spezzatino
Tina quella di “No Maria io esco”
Escobar, la Ciobar, i Labrador
Odio i cani
Niccolò Contessa
La contessa Serbelloni
Le ripetizioni
Amo il Martini, odio i Negroni
Amo i bambini
E pure la Franzoni.

E poi, Dio
Odio
Finire, definire
La mia voce stridula
Amplificandola

Ma
Non posso rinnegare la voce
A cui lego un ego
Di mattoncini blu
Che un dì furono soffitto
E oggi sono un pavimento
Spesso

mi fingo un altro
Per gioco
Tento la fortuna
Mi astraggo a sorte
Estraneo dal mio corpo e dalla mia voce
E continuo
Imperterrito
A manifestare verso questo piccolo hipster
rachitico
Il mio
Odio.

 

NAUFRAGO IN UN MONOLOCALE

Nuvole di polvere sbuffano
Nelle fessure delle piastrelle
L’albero delle Ichnusa ha ancora
Pochi frutti
Pronti a cadere

Andrò a fare una nuotata
Nel box doccia
Sperando non mi azzanni qualche
Boccetta di Badedas.

Stasera per mangiare
Andrò all’inseguimento
Con un bastone appuntito
Di qualche
Esemplare di
Paella dell’Esselunga;

Sacrificherò
lattine di Manzotin

Suonerò bottiglie di vino
Ne usciranno serpenti di grasso
Risvegliatisi dal sonno
Nella cappa della cucina

Accenderò un fuoco
Sfregando tra loro
due
Accendigas della Bic

Farò la danza della pioggia
Guardando il meteo registrato
Farò branco
Con i vecchi che ballano
Su 7Gold

Farò riti voodoo
Punzecchiando la mia bambola
Dolcemente, con amore
ché ho paura
Di sgonfiarla

Dormirò nudo, sdraiato
sull’erba voglio, la più verde
Coltivata illegalmente
Nel giardino del vicino

Scarabocchio
Una poesia analfabeta
Abbasso il toner
A tutela
dei caratteri più sensibili

Ora capisci, forse
Con le buone o con le carine
Che è castrante
finire
Naufrago
In un monolocale.

 

UNO SCHIOCCO

Ore 9
mi svegliavo
imbarazzato avanzavo
verso il bagno
celando alla domestica d’origine dominicana
il frutto del perverso imperversare
di pensieri impuri notturni
ovvero
alzabandiera mattutino
urinavo
con imprecisione dettata dal sopraddetto
disegnando opere di Pollock
sulla parete del cesso

Ore 10
osservavo digiuno
con sguardo vacuo
la credenza
attendendo comparisse un cracker dal deserto di legno e farfalline della pasta
non ho fatto spesa
e allora

Ore 11
ordinavo del cibo cinese e una birra media
sia santificato
justeat
Ore 12
terminavo la colazione e mi accingevo al pranzo
assumevo cl 60 di vino
mangiando pan bauletto farcito di briciole di tempura
assumevo cl 15 di mirto
Ore 13
collassavo stremato
dormivo
ore 14
ore 15
ore 16
ore 17
ore 18
mi svegliavo
imbarazzato avanzavo
verso il bagno
celando alla domestica d’origine dominicana
il frutto del perverso imperversare
di pensieri impuri pomeridiani
ovvero
alzabandiera pomeridiano
defecavo
nel mentre
urinavo
disegnando opere di Pollock
sulla coscia destra
non è importante la dimensione
è importante come lo usi
Ore 19
azionavo il pc portatile
accedevo a social networks vari
svolgevo
il test
“che personaggio de ‘ il mondo di patty’ sei?”
mi compiacevo
di essere quella figa e un po’ stronza.

Ore 20
mangiavo
gli avanzi del pranzo
piangevo
6 volte
guardando le repliche di
“una mamma per amica”
assumevo
cl 70 di cola della lidl
che prontamente
rigettavo con disinvoltura

Ore 22
visionavo
rapporti sessuali in pellicola
per puro interesse accademico

Ore 24
mi coricavo non prima di aver subito attacco di panico della durata di minuti 43
durante il quale
assumevo cl 20 di grappa
suonavo il brano redemption song piangendo
eseguivo l’estrema unzione con olio Friol
poi crollavo sul sofa unto e incrostato di liquidi vari.

mi dica,dottore
la causa
di questo malessere
feroce

Ore 10
del giorno dopo quello narrato
il dottore giungeva a metà
della diagnosi
quando io lo interrompevo
stramazzando al suolo

insufficienza cardio-mnemonica
sentenziavano
mentre io intrappolavo il mio ultimo battito in uno
schiocco

l’assenza è
la goccia di grasso che abbraccia
l’ammasso di arterie di chi
non sa scrivere
belle
poesie.



Emanuele Ingrosso, milanese classe 1995, entra nel mondo della poesia performativa nel 2016, partecipando a diversi poetry slam organizzati dalla LIPS (Lega Italiana Poetry Slam).
Nel 2018 è campione ligure e vicecampione nazionale LIPS.
Dal 2013 porta avanti l’attività di attore e operatore teatrale e nel settembre 2018 è tra i fondatori dell’associazione culturale “Sagome di Sabbia”, di cui cura il laboratorio teatrale.
Nel 2017 scrive e interpreta lo spettacolo comico “Young Hot Guys Make Huge Show For The First Time HD” con Davide Magnaghi.
Nel 2018, a Torino, debutta “Da piccolo odiavo i bambini”, il suo primo spettacolo di stand up poetry.

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