La questione è sempre la stessa … #VincenzoCerami (da ‘Fantasmi’)

Da giovane, nel mio piccolo, ho fatto quello che potevo per combattere le storture di questo paese di merda, mi scusi il termine. Sono stato anche in galera, durante il Sessantotto e anche dopo. Quanta immoralità, quanta corruzione, quanta violenza, quanta mafia, quanta sottocultura! E la protervia dei potenti? E quasi tutti si sentono potenti, anche i morti di fame. Siamo cittadini del terzo mondo vestiti a festa. Quando credevo che le cose potessero cambiare in meglio per volontà degli uomini, facevo casino. Rubavo i risparmi di mia nonna per comprare la colla e tutto il resto, scappavo inseguito dai manganelli. Mi barricavo nelle scuole, nelle fabbriche, nelle case occupate. Mi andavano bene tutti purché scendessero in piazza contro l’orrore: marxisti, leninisti, brandilariani, Quarta internazionale. E anche Brigate rosse. Non è servito a niente, anzi, è stato peggio: tutti si sono accorti che a cambiare le cose sono sempre loro. Perché le cose sono cambiate, altro che! In molto peggio. La questione è sempre la stessa: capitalismo sì, capitalismo no! Siccome sono rimasto uno dei pochi a dire no, mi sono ritirato a casa e buonanotte. Qui nessuno sa come la penso politicamente, guardi un po’ a che punto sono arrivato. Faccio la mia vita tranquilla, non mi sporco le mani in questo mondo lercio, ho qualche soldino da parte, l’appartamento è piccolo ma è mio.
Sa quanto spendo al mese per vivere? Non arrivo a trecentomila lire. Non ci crede eh? Io non mi faccio derubare dalla banca e dai negozi che ti danno tutto a credito. Mi compro le mie cosette, l’indispensabile, e basta! L’unico lusso è Pamela. Viene la mattina, pulisce casa, mi prepara il pranzo. Io mangio sempre le stesse cose: insalata russa, due spaghetti al pomodoro, una fettina panata, wurstel con la senape, pisellini primavera, eccetera. Se c’è una cosa buona che ha fatto il capitalismo sono i surgelati. Dicevo che Pamela mi fa tutte le cose di casa, lava, stira, e la sera, sul presto, se ne va. Verso le cinque. Lavora da me da sette anni, tutto in regola con le carte, i contributi e tutto quanto. È una brava donna, sempre zitta, sempre buona, precisa, affezionata. Un lusso, ho detto. Ma non è vero. Io aiuto quella povera donna e lei aiuta me. Chiuso il discorso. Io mi sento un emigrato come lei, un emigrato in patria. Lei è peruviana. Il nostro è mutuo soccorso.

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