LA SIGNORA T. – Favola


Questa è la storia d’una signora.

Come fu concepita, fu tutto un esplodere d’energia; sin dalla sua nascita fu a tutti chiaro che si trattasse d’una stupenda prova d’amore vivente, il farsi materia d’un miracolo della natura, o di un qualche Dio.

Dal bellissimo bocciuolo iniziale ch’era, fiorendo, era via via divenuta matura: senza perder nulla dell’iniziale energia vitale, al punto in cui racconto la storia, senza indugio, si può tranquillmente definire una splendida signora.

La bella signora, per certi versi insolita nel suo apparire, iniziò un giorno a camminare: senza meta precisa, amava andare in giro, con la testa immersa nel suo universo. Le piaceva scorgere lungo la strada piante e animali, anche gli uomini che incontrava non le dispiacevano: lungo il suo percorso incontrò persone di tutti i tipi, di tutte le razze e colori, dai più svariati lineamenti e accostamenti.

Sin dall’inizio incontrò soggetti bizzarri, che non davano troppo peso al’abbigliamento e, si diceva la signora, nemmeno al linguaggio. Con barbe incolte e folte, capelli lunghi e disordinati, boffonchiando qualcosa d’incomprensibile le si accostavano con occhi di profondo rispetto, e le intonavano canzoni che a volte sembravano vere e proprie preghiere.

La signora sentiva di voler bene a queste genti, ma continuava imperterrita lungo il suo percorso: mai si sarebbe potuta fermare: aveva il suo giro da compiere.

Nel tempo passò attraverso svariati paesi, nazioni, e popoli. Pur continuando ad invecchiare, non rallentava mai.

Le persone che incontrava le sembravano sempre più educate, a volte forse meglio dire, da lei più distaccate: sembravano non voler con lei quel contatto così ravvicinato dei primi uomini conosciuto, erano più riservati, distanti, ma non per questo erano con lei meno gentili, anzi…

Un giorno, un uomo, famoso e rispettato da tutti per aver creato qualcosa che gli altri chiamavano Fuoco, la omaggiò d’un grazioso carrellino per la spesa. Di quei carrellini grandi, con piccole rotelle per meglio essere trasportati in giro, cosicché, anche un’anziana signora come lei, avrebbe potuto portarsi dietro diverse cose, che per il loro peso non sarebbe stata in grado di sollevare altrimenti.

Era contenta: alla signora sembrava proprio un bel regalo: le sembrava di camminare più veloce; se pur è vero che nel tempo i peasaggi avessero tutti la stessa aria, cominciava a dubitare di girare intorno sempre e solo a se stessa, ciclicamente.

Con il suo carrellino, lei andava; e, continuando ad incontrar sempre nuovi popoli, notò col passar del tempo un’alternanza in essi: rispetto ad alcuni soggetti precedenti via via più civilizzati, a volte gli uomini tornavano a dare minor importanza al linguaggio, ed al vestiario, come regredissero primitivi – ad esempio vide portare anelli e disegni sul corpo come quelli dei primi uomini in assoluto che aveva conosciuto -, ma non per questo erano con lei meno gentili.

Questa nuova gente, con un sacco d’oggetti sempre intorno a loro, sotto di loro, in mano e financo nelle orecchie, non smetteva mai di regalarle qualcosa appena ne avesse occasione.

Il carrellino era oramai quasi pieno, ma queste persone non volevano accettar da lei complimento di sorta; anche all’evidenza del fatto che il carrello fosse oramai arrivato al limite, niente e nessuno avrebbe potuto farli desistere dal tentar d’infilarci qualcosa che loro non utilizzavano più.

Ma il carrello cominciò ad essere veramente carico: stracolmo, praticamente strabordava; e la signora molto molto affaticata.

Lei continuava a dir loro di smettere di farle regali, che spazio più non ve n’era; Aveva tolto tutti i fiori che portava nella borsetta per creare ulteriore spazio, cominciava a mancarle l’aria, e lo spazio disponibile era finito: nel carrellino, nella sua borsetta, perfino nelle tasche, non sarebbe più potuto entrare nemmeno uno spillo; ma niente, la gente non voleva starla ad sentire.

Sembrava che non la capissero più, o forse solo, facevano finta di non volerla capire; come fosse loro intenzione far di tutto per scaricare a qualcuno tutte quelle cose che non sapevano più dove mettere, le dicevano che: quelle cose doveva prenderle per forza, e che così era loro usanza e non si poteva cambiare; e che per di più le sarebbero state utili per progredire lungo il suo cammino.

Finché un giorno, la signora, oramai veramente avvizzita e da tempo assai malata, non riuscì più ad andare avanti: a niente le era servito protestare: anche quando era esplosa in un eccesso d’ira per il non esser ascoltata, nessuno le aveva dato retta; il peso del carrello divenne intrasportabile per il suo fin troppo gracile e malato corpicino. Quel giorno la signora si fermò, si accasciò, e morì; si spense, sommersa e soffocata dal peso di tutte quelle cose che gli uomini le avevano rifilato.

Fu così che la signora Terra smise di girare, e con lei, misteriosamente poi, morirono anche tutti gli uomini, forse per il senso di colpa di non averle voluto dare retta.

Andrea Giramundo

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”Perchè leggere Perché scrivere ?!”

*tratto da ‘Gli occhiali d’oro’ di Montaldo



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