LA SOLITUDINE DELL’INTELLETTO ELETTO (da Operette Morali) – Giacomo Leopardi

Se poi (come non è cosa alcuna che io non mi possa promettere di cotesto ingegno) tu salissi col sapere e colla meditazione a tanta altezza, che ti fosse dato, come fu a qualche eletto spirito, di scoprire alcuna principalissima verità, non solo stata prima incognita in ogni tempo, ma remota al tutto dall’espettazione degli uomini, e al tutto diversa o contraria alle opinioni presenti, anco dei saggi; non pensare di avere a raccorrere in tua vita da questo discoprimento alcuna lode non volgare. Anzi non ti sarà data lode, né anche da sapienti (eccettuato forse una loro menoma parte), finché ripetute quelle medesime verità, ora da uno ora da un altro, a poco a poco e con lunghezza di tempo, gli uomini vi si assuefacciano prima gli orecchi e poi l’intelletto. Perocché nessuna verità nuova, e del tutto aliena dai giudizi correnti; quando bene dal primo che se ne avvede, fosse dimostrata con evidenza e certezza conforme o simile alla geometrica; non fu mai potuta, se pure le dimostrazioni non furono materiali, introdurre e stabile nel mondo subitamente; ma solo in corso di tempo, mediante la consuetudine e l’esempio: assuefacendosi gli uomini al credere come ad ogni altra cosa; anzi credendo generalmente per assuefazione, non per certezza di prove concepita nell’animo: tanto che in fine essa verità, cominciata a insegnare ai fanciulli, fu accettata comunemente, ricordata con maraviglia l’ignoranza della medesima, e derise le sentenze diverse o negli antenati o nei presenti. Ma ciò con tanto maggiore difficoltà e lunghezza, quando queste sì fatte verità nuove e incredibili, furono maggiori e più capitali, e quindi sovvertitrici di maggior numero di opinioni radicate negli animi. Né anche gl’intelletti acuti ed esercitati, sentono facilmente tanta efficacia delle ragioni che dimostrano simili verità inaudite, ed eccedenti di troppo spazio i termini delle cognizioni e dell’uso di essi intelletti; massime quando tali reazioni e tali verità ripugnano alle credenze inveterate nei medesimi. Il Descartes al suo tempo, nella geometria, la quale egli amplificò maravigliosamente, coll’adattarvi l’algebra cogli altri suoi trovati, non fu né pure inteso, se non da pochissimi. Il simile accadde al Newton. In vero, la condizione degli uomini disusatamente superiori di sapienza alla propria età, non è molto diversa da quella dei letterati o dotti che vivono in città o province vacue di studi: perocché né questi, come dirò poi, dai lor cittadini o provinciali, né da quelli contemporanei, sono tenuti in quel conto che meriterebbero; anzi spessissime volte sono vilipesi, per la diversità della loro vita o delle opinioni loro da quelle degli altri, e per la comune insufficienza a conoscere il pregio della loro facoltà ed opere.

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