L’amicizia per lo Scrittore Aldo Busi – da ‘Vacche amiche’

Sono pienamente d’accordo con, mettiamo, Gilles de Rais, Robespierre, Rasputin e il cardinale Marcinkus : si può vivere splendidamente senza coniugi, parenti, figli e amanti… tanto li hai… ma non si può vivere senza amici, e io non ho manco quelli, a ben vedere non ne ho mai avuto uno se non per il tempo occorsomi per lasciarlo perdere.

Ho conosciuto tanti di quegli amici di altri e tra loro da darmi il voltastomaco al solo sentire quella parola e mi sono detto, I miei non saranno così (…)

No, mi sono detto, i miei amici non saranno di questa schiatta fecciosa, e come me non andranno a battesimi, a comunioni, a cresime, a matrimoni, a funerali, si faranno veglia da soli e si recheranno a una fossa comune il più da soli possibile, non saranno animali irrisolti con una vita di scorta incapaci di vivere l’unica a disposizione di cui si abbia qualche notizia per quanto anch’essa metafisica, i miei amici non saranno umani a metà, il che nella nostra specie è come dire niente del tutto, così non saranno e così non furono : non furono proprio.

Tanti conoscenti, di cui finisci per dimenticarti nome e faccia da un mese all’altro, ma amici no.

O si accetta e si corrobora l’ipocrisia come sistema di relazione e stai in compagnia di ipocriti come te e ti senti solo come fai sentire solo chi si fa ipocritamente compagnia con la tua o te ne stai da solo senza chiederti perché lo sei : lo sei perché sei più in gamba e non hai bisogno di una stampella per sentirti diritto solo perché grazie ad essa zoppichi come tutti gli altri.

E poi non sono un tipo incline a avere abitudini consociative e a lasciarmi trasportare sul nastro mobile delle ritualità, a parte quelle tra me e me legate al mangiare e al sonno.

E così, tutti i miei tentativi di amicizia sono andati alla grande, apparendo quasi dei risultati ottimi e positivi, soltanto finché mi sono adeguato all’ipocrisia altrui per curiosità sentimentale, per lo sperato tornaconto di andare alla pari con le mie occulte indagini lombrosiane, per semplicistico altruismo, per generosità da rassegnazione, per malizia didattica, per opportunismo affettivo, per interrotta vocazione monastica…. perché ci sono eremi di frati pubblicamente e orgogliosamente anticlericali e antifascisti per i quali l’unica punizione da impartire ai confratelli trasgressori delle rigidissime regole interne riguardo il voto di carità verso i bisognosi che bussano alla porta del convento sarebbe i primi dieci pompini senza un solo ingoio… per studio antropologico applicato al perbenismo di facciata, per l’appunto, e, infine, per ipocrisia compartecipata per flaccida disperazione. Fino a che mi sono stufato, gli ho restituito la loro stampella, sempre in faccia e di preferenza tra i denti, e mi sono girato le spalle a quel tipo di relazione, l’unico esistente, che non ammetteva deroghe ed eccezioni nemmeno per me e con me, e con sempre meno rimpianto e nostalgia mi ritrovo a non ricevere un colpo di telefono o una mail per tre, quattro, otto giorni di fila, divertito – non credo che una cosa così accada neppure a uno in coma irreversibile, ma qui si sta parlando pur sempre di uno scrittore dai mille incontri casuali, di giorno, di notte, di penna, di tivù, e l’uomo più pubblico, più disponibile e mutande in mano alla mercé dei trasporti di seconda classe della Repubblica – e nondimeno stranito, amareggiato no, ma stranito, incredulo che l’ipocrisia, questa infamia covata sotto la cenere della paura, possa avere la meglio sull’umanità intera ancora più della viltà come diuturno manifesto di vita e, di riflesso, anche su di me.

Con gli umani, a differenza dei cereali, a furia di separare il chicco dalla pula non ti resta neanche la pula, ti resta te, e a quel punto non puoi neanche etichettarti da solo in quale dei due mucchi sei finito.io sarò anche selettivo al limite della misantropia, non concedo familiarità impostemi e di certo non aiuta il mio acceso, fermo, gridato e indignato anticlericalismo equamente ripartito tra tutte le sette religiose grandi e piccole del mondo, cui sfugge forse un individuo su un milione senza andare a cadere in un altro credo che ti fa dire chi amare e chi odiare, ma come è stato possibile, nell’evoluzione della specie, che l’ipocrisia, e non la schiettezza ovvero il talento per la fattualità di separare ciò che è da ciò che non è senza farne un dramma, diventasse il mastice di ogni relazione docile vuoi nel gruppo vuoi tra due cittadini? Perché una persona leale e onesta e ospitale e sgobbona e incorrotta e incorruttibile e buona come me… buona dove conta l’esserlo… è o da sola o momentaneamente in pena di difetto di ipocrisia ovvero per compiacente ipocrisia agli sgoccioli ?

Che spreco ho dovuto fare di me in un modo o nell’altro! Se rivado con la memoria agli ultimi dieci amici-fantoccio lasciati perdere… constato che li ho retti finché ho reto l’ipocrisia in cui volevano tirarmi dentro per assimilarmi a loro, il loro clan, le loro velleità, i narcisismi, le millanterie, gli stereotipi ideologici, la pseudocultura, la verbosità delle loro buone intenzioni vuote di fatti, la tracotanza, l’ottusità, la furbizia, l’elasticità etica con cui gestivano le loro piccole o grosse postazioni sociali e economiche.

L’amicizia è un incontro a armi pari e è stucchevole rispondere con un abbraccio uno scontro aperto, e per un amico si combatte all’ultimo sangue: anzitutto contro di lui.

E comunque io no credo all’amicizia tra chi ha letto le tremila opere fondamentali da duemilacinquecento anni a oggi e chi si è fermato all’abbecedario, non perché l’uno sia più colto e l’altro più ignorante: il primo dimostra di sapersene restare da solo anche per le prossime diecimila ore senza fare danni all’umanità, il secondo si sentirà trascurato e può solo disturbare per richiamare la tua attenzione quando non è roba sua; per non dire che dello scoramento politico che mi causa dopo un po’ la gente che non ha letto niente o a letto male… o che anteporrebbe Stephen King a Edgar Allan Poe, se sapesse chi è, e una Parodi a una delle sorelle Bronte, sempre sia stato informato che Cime tempestose non è una ricetta di cime di rapa alla puttanesca che più piccante non si può… bé, tutta questa marmaglia di sfogliatori di canovacci culinari e sessisti chiamati noir mi annoia a morte e la noia, se è tollerabile e anzi è la ciliegina sulla torta in un amore carnale che diventa man mano amore per la solita minestra, in uno intellettuale porta alla separazione irreversibile perché l’intelletto dovrebbe saper allestire pietanze variegate e sempre sorprendenti e lasciare la solita minestra a chi sta assieme non certo illuminato dalla luce della ragione ma dalla pila a batterie delle convenzioni, della convenienza, dell’attrazione sessuale nel suo veloce e inammissibile esaurimento. (…)

Essere amico di uno scrittore comporta condizioni che non comporta l’esserlo di uno scienziato, un economista, un droghiere, un profumiere, un’operatrice del call center, un gazzettiere, una barista, una donna: ciò che sono io, ammesso che ti interessi qualcosa di me, sta nei miei libri. Non certo in quello che sono con te se tu prescindi da essi mentre io non posso prescindere dalla pochezza della tua umanità al netto della mia momentanea filantropia d’ascolto. (…)

Lasciamo perdere l’affinamento estetico, che un suo ruolo lo gioca in un amore intellettuale altrimenti che intellettuale è senza il gusto di un po’ di bellezza extra, chi è arrivato alla soglia del mezzo secolo senza avermi mai letto non mi dà alcun affidamento morale: in che cloaca di ambiguità civile e pigrizia caratteriale ha grufolato fino adesso? Come e dove ha perduto il suo tempo e la possibilità che gli offrivo di riscattare il suo scarso senno auto-educativo allungando la mano su uno scaffale ? Sono dei cialtroni disinvolti che vogliono solo inserire una chicca nella loro autobiografia di stalker di carrozzerie firmate, della mia bibliografia farebbero volentieri carta riciclabile ora più di prima. (…)

Uno scrittore del mio non genere non ha bisogno di guardare un finale di coppa del mondo… vista in diretta da un miliardo e ottocento milioni di umani e almeno dal quintuplo di altri animali quali mosche, zanzare, scarafaggi, cani, gatti, pappagalli, topi, peluche però in perfetta salute mentale…

(…) E la facilità con cui si usa il termine ‘amico’ per illudersi di averne ! Sono conoscenti, darling, nient’altro che conoscenti e aspiranti affaristi proprio come te con loro quando democristianamente gli batti la mano sulla spalla, buoni per arredare la solitudine delle cene di affari e spesso per suddividere il peso di un malaffare, quando ti va bene, perché il più delle volte l’unico sputo che vi tiene attaccati insieme è la presunzione di averne un complice nella falsificazione dell’identità col solo tornaconto di una reciproca proiezione non passibile di essere scoperta.

Gli unici amici veri, riusciti alla perfezione, sono i conoscenti che conosci pressappoco e che saluti ogni giorno a decine senza sapere come fanno di nome o cosa fanno nella vita, che se ne stanno per conto loro e comunque a distanza di sicurezza, che non ti fanno alcun male e, anzi, che un bel giorno in mezzo secolo di ‘Ciao? E basta ti chiamano a voce alta da dietro e ti dicono, ‘Guarda che ti è caduto un guanto dalla tasca’, altrimenti sono quelli mancati o metà falsi o che si ebbero nell’infanzia e di cui conserviamo un ricordo positivo a patto di averne perse le tracce.

Del resto se uno a sessant’anni suonati invece di Mi ci vorrebbe una camicia di forza canta ancora Ci vorrebbe un amico invocandone tutte le lunari e mirabolanti virtù che si richiedono a un demone, non a un essere umano, è perché un amico non ce l’ha, non se lo merita e in verità sta invocando al suo fianco il presidio del buon samaritano per eccellenza: un infermiere gratis.

Un quartiere dove abiti, un condominio, dove abiti di solito, dove è a naso che si sa di che pasta sei fatto veramente, come ti sei comportato, e nessuno si sbaglia su nessuno, questo è l’amico su cui contare. Se ti è ostile il posto dove stai, a niente può servirti nessun amico in particolare, è la piazza che crea l’intimità amichevole di cui si ha bisogno per vivere decentemente, mica le quattro mura del tuo salottino o del tuo pc tra scelti vagheggini di turno con cui condividi il sonnifero salvavita.

L’amico del cuore non è un individuo, è una comunità.

——> Aldo Busi 


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