Le grandi poesie di questo mondo sono state prodotte, hanno già cantato e ora sono scomparse. VOLTAIRINE DE CLEYRE

Ci sono due suddivisioni nella letteratura che generalmente vengono pronunciate in un solo respiro e sono molto collegate. Eppure una si perfezionò molto tempo fa, mentre l’altra è molto giovane e per questo la più vecchia è diventata ancella della più giovane. Intendo: la letteratura filosofica e quella scientifica.
La filosofia è l’organizzazione delle scienze, la formulazione del generico e dei principi dedotti dal raccogliere e organizzare i fatti dell’esistenza. Eppure l’uomo ha avuto una ricca letteratura filosofica quando ancora la sua conoscenza dei fatti era limitata così tanto che non valeva nemmeno la pena scrivere libri. Nessuna descrizione dell’animo umano è più interessante di quella riflessa nella successione di filosofi che abbiamo avuto. Chi li legge dovrebbe farlo almeno due volte, la prima solo per capire cosa viene detto, per familiarizzare con l’idea così come si era formata e nella mente di chi l’ha concepita; la seconda invece per delineare l’irrequieta attività del cervello, il bisogno positivo della mente sotto ogni condizione di formulare quella conoscenza che si forma in una sorta di insieme connesso. Questa è una delle caratteristiche più pronunciate e permanenti riflesse nello specchio: il positivo rifiuto della mente di accettare l’isolamento delle nostre esistenze. Non importa quanto siano lontane, l’uomo continua a cercare di connetterle con i fili. L’intreccio intessuto è spesso divertente, ma il tessitore emerge positivamente dalle ragnatele della filosofia antica proprio come emerge dai ragionamenti di Herbert Spencer a oggi.
Per quanto riguarda la letteratura scientifica dovrei essere molto arrogante per parlarne poiché ne so davvero poco; me di quelle divulgazioni generali che possiamo notare dai lavori di Haeckel, Darwin e simili, direi che oltre alle informazioni importanti che contengono (che certamente nessuno può ignorare) presentano un riflesso trasformato dell’uomo, diverso da ogni letteratura del passato. Le loro parole sono fredde, incolore, appesantite dal lavoro della precisione, come delle macchine, sostenute, assolute, incuranti. Lo spirito che incarnano è nuovo. Offrono un’immagine dell’anima dell’uomo in cui l’immaginazione resta sospesa. Sono la ragione che ascende.
Questa freddezza e pacatezza scandiscono la condanna della poesia. Le persone che saranno completamente permeate dallo spirito delle scienza non produrranno più grandi poesie. Non saranno mai vinte abbastanza dal loro stupore e dall’ammirazione, dai loro primitivi impulsi, dal loro potere di impressionare, pensare o parlare poeticamente. Non vedranno gli alberi come giganti infilzati, li vedranno come discendenti evoluti del fitoplasma. Le gocce di rugiada non saranno più lacrime di una fata, ma saranno il prodotto della condensa sotto certe condizioni atmosferiche. Il rumore che viene dalle grotte non verrà più fagli spiriti lì prigionieri, ma sarà solo un problema di acustica. I bacini dei fiordi non saranno più solchi della rabbia di Thor, ma solo i segni di una passata glaciazione. Il ruggito e le fiamme che vomita l’Etna non rappresenteranno più la ribellione di un titano, ma l’esplosione di milioni di metri cubi di gas. Una cometa non annuncerà più la collera divina, sarà solo un corpo nebuloso che gira seguendo un’orbita ellittica. L’amore -l’amore non sarà più una ferita di Cupido, ma la rappresentazione di un istinto riproduttivo universale.
No, le grandi poesie di questo mondo sono state prodotte, hanno già cantato e ora sono scomparse. Ci resta l’immaginazione, ma indebolita, confusa, domata, placida. Ci saranno bei versi, molti frammenti, frammenti di grande bellezza e forza, ma non avremo più il tuono dei primi poemi. Abbiamo i benefici della scienza e dobbiamo accettarne anche le privazioni. I frammenti che ci rimarranno parleranno delle regioni inesplorate dell’internità dell’Uomo, se posso permettermi di coniare un nuovo termine. La scienza ancora esita in questo, ma non sarà così per molto tempo. Presto avremo matti rivoltati da dentro a fuori e la loro pazzia ridotta a a una scrupolosa analisi di vibrazioni nervose al secondo. Non ci sarà più Il Corvo di Poe o Brand di Ibsen….

* da La letteratura è lo specchio dell’uomo, 1914

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