Lentamente, il poeta costruisce un cammino – André Frénaud

Lentamente, e a volte febbrilmente e precipitandosi, il poeta costruisce un cammino nell’opacità fluente del mondo e di se stesso, fermandosi di colpo a chiedersi se non si stia allontanando, se ogni passo che fa: ogni verso, ogni altopiano che attraversa, ogni ascesa che eleva : ogni strofa non lo distolga dal castello con cui deve finalmente fondersi; costretto a tornare indietro e a distruggere le sue tracce per segnarne altre: altre parole e una massa di parole, che non andranno distrutte, nella folgorazione del luogo da inventare, trasportandolo lì, a poco a poco, lungo tutta la strada buia che i suoi passi dovrebbero illuminare a misura e con lui, come crede. Ed è vero che la luce intermittente si spegne appena durante questa ricerca e che il sentimento della vanità dello sforzo rende amara la certezza che fu d’essere nella giusta direzione, di avanzare.
Eppure, egli deve continuare a trovare e a cercare, a progredire affinché, alla fine, il castello si trovi lì edificato, dal cui interno, fondendosi in esso, afferrerà per un attimo l’Unità del Tutto, panorama, e radici, abissi e cielo blu, angoli con quello che serve per fargli venire le vertigini, un uccello che assomiglia a tutte le ali immaginabili, tutto in una volta. Partito per un’avventura su una chiamata e guidato, ma abbandonato per la maggior parte del tempo e ridotto all’impotenza, esaltato o vacillante durante la lunga marcia, il poeta, nel momento quasi impercettibile in cui si identifica con il castello, riconosce di aver costruito ciò che è. Ed è vero! Perché, essendo per natura contraddittorio, come tutti gli esseri e tutte le cose che sono, il poeta, nel momento in cui si trova con il castello, si trova a raggiungere e vivere questa condizione nel movimento della totalità; così si trova liberato dallo strappo, nella misura in cui lacerazione significa separazione e ostacolo, per partecipare alla violenza delle contraddizioni nell’Unità; è la Realtà in cui si è integrato che esprime.
E la folgorazione abbagliante, non resterà che un momento di fronte a lui, più o meno ampio e elevato, del quale egli farà il giro con delusione, tanto che questa costruzione assomiglierà alle molte altre che conosce, noiose e di una bellezza tutta esteriore. E si sforzerà, annoiato d’una bellezza tutta esteriore. E cercherà di trovare, esaminandola dai diversi lati, salendo e scendendo, attraversando stanze e corridoi, dove sistemarsi improvvisamente su qualche elusivo crinale, nella mancanza di proporzioni e di forme, alcuni echi della voce illuminante che si fa sentire, a volte, durante e in cima alla strada.

—> ALTRO DI: André Frénaud

Lascia un commento