LEV TOLSTOJ (1828 – 1910) – BIOGRAFIA

tolstojLev Tolstoj fu uno dei più importanti scrittori russi dell’Ottocento, conosciuto in tutto il mondo per avere scritto i romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, con i quali raccontò efficacemente e con grande realismo le condizioni e le evoluzioni sociali nella Russia del suo tempo. Oltre a scrivere romanzi, Tolstoj si dedicò alla scrittura di saggi filosofici, sulla pedagogia e sulla religione, che tra le altre cose ispirarono diversi movimenti non violenti dei primi del Novecento.

Insieme con Fëdor Dostoevskij, Tolstoj è considerato uno dei più grandi romanzieri e pensatori di tutti i tempi e i suoi libri sono ancora letti e apprezzati da milioni di persone in giro per il mondo.

Lev Nikolàevič Tolstòj nacque il 9 settembre 1828 a Jasnaja Poljana, una tenuta a circa 10 chilometri da Tula, nella Russia europea, da genitori di famiglie nobili che morirono precocemente lasciandolo orfano. Tolstoj fu quindi allevato da alcune sue zie, da un istitutore tedesco e da uno francese. Nei primi anni Quaranta si iscrisse all’università di Kazan, frequentando gli studi di filosofia e iscrivendosi in seguito a giurisprudenza. Nonostante le frequentazioni accademiche, Tolstoj non conseguì mai la laurea e buona parte della propria istruzione fu frutto di studi condotti da autodidatta.

Durante il periodo universitario, particolarmente turbolento, Tolstoj si avvicinò ad alcuni dei più importanti pensatori e scrittori del Settecento e dell’Ottocento. Lesse Jean-Jacques Rousseau, Laurence Sterne, Aleksandr Sergeevič Puškin e Nikolaj Vasil’evič Gogol’, ai quali decise di ispirare parte del proprio pensiero, convincendosi della necessità di una letteratura veritiera, realistica e per quanto possibile sincera, come dimostrò con la pubblicazione nel 1852 di Infanzia, un racconto autobiografico.

Lev Tolstoj partecipò alla guerra caucasica – la serie di conflitti che combatté la Russia con l’obiettivo di espandersi verso sud – arruolandosi nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento. Fu un’esperienza per lui molto intensa e fonte di grande ispirazione per i suoi primi scritti, con i quali raccontò con estremo realismo e talvolta con crudezza ciò che avveniva in guerra, senza creare eroi idealizzati come quelli del Romanticismo e lasciando da parte qualsiasi forma di patriottismo, tanto da avere qualche problema con la censura quando pubblicò i suoi tre Racconti di Sebastopoli, che contribuirono a farlo conoscere rapidamente in Russia e in parte dell’Europa.

Dopo avere pubblicato diversi altri racconti a tema sociale, basati spesso sulle sue esperienze dirette con i contadini e le tradizioni popolari con cui entrò in contatto nella propria tenuta, Tolstoj nel 1863 pubblicò I cosacchi, uno dei suoi racconti più famosi sui ricordi di guerra nel Caucaso. Nel settembre dell’anno prima si era intanto sposato con la contessa russa Sof’ja Tolstaja, con la quale avrebbe avuto 13 figli.

In sette anni di lavoro, Lev Tolstoj portò a termine Guerra e Pace, destinato a diventare uno dei più grandi e importanti romanzi della storia della letteratura mondiale, pubblicato per la prima volta tra il 1865 e il 1869. Racconta la storia dei Bolkonskij e dei Rostov, due famiglie nobiliari coinvolte nella campagna di Napoleone Bonaparte in Russia nel 1812. All’interno del racconto ci sono una infinità di piani narrativi, che vanno da quelli epici e grandiosi delle battaglie a quelli più piccoli e intimi dei singoli personaggi, protagonisti spesso loro malgrado di vicende molto più grandi di loro.

Al successo di Guerra e Pace seguì quello di Anna Karenina, romanzo scritto tra il 1873 e il 1877 che costituiva una critica dura e polemica nei confronti dell’alta società di San Pietroburgo. Il racconto, in diversi punti autobiografico, mette in evidenza le contraddizioni e le ipocrisie nei comportamenti dei protagonisti e affronta molti dei problemi sociali della Russia di fine Ottocento. Anna Karenina non fu accolto positivamente dalla critica negli anni della sua prima pubblicazione, bollato come un racconto delle frivolezze della nobiltà e criticato per le posizioni antinazionaliste assunte da Tolstoj.

Tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, Lev Tolstoj si avvicinò al cristianesimo per superare una profonda crisi spirituale, seguita a quella di scrittore che lo aveva colto dopo la conclusione di Anna Karenina. I numerosi saggi e racconti autobiografici del periodo riflettono questa sorta di conversione, con la presenza costante di elementi legati alla riflessione morale e religiosa. Nella Confessione, pubblicata nel 1882 più o meno in concomitanza con il suo trasferimento a Mosca, raccontò con sincerità la propria depressione che lo portò a pensare al suicidio, e il suo superamento grazie alla convinzione di dovere vivere una vita religiosa e umile, come quella vissuta dai più poveri. Questa convinzione fu alla base di un rinnovato impegno sociale di Tolstoj, grande fonte di ispirazione per una nuova serie di racconti molto famosi, tra i quali spicca La morte di Ivan Il’ič.

Per il suo cristianesimo anarchico nel febbraio del 1901 il Santo Sinodo, il collegio dei vescovi che elegge il Patriarca nelle chiese orientali, annunciò la scomunica di Lev Tolstoj, che doveva anche fare i conti con la censura e il fatto di essere mal visto dai politici russi. Lo scrittore era però enormemente famoso, cosa che gli permise di superare vari momenti di duro contrasto con le autorità politiche ed ecclesiastiche. Ci furono manifestazioni in suo sostegno e nello stesso anno andò vicino a essere insignito con il Premio Nobel per la letteratura. Convinto sostenitore della pace, scrisse lettere e articoli chiedendo che si fermassero le ostilità della Rivoluzione russa del 1905.

Quando era ormai ottantenne, nel 1910 Lev Tolstoj se ne andò di casa, abbandonando la famiglia, seguendo un piano che aveva in mente da tempo per lasciare tutto e seguire l’esempio di Cristo. La fuga in treno su carrozze di terza classe in un autunno inoltrato piuttosto rigido gli costarono una polmonite, dalla quale non riuscì a riprendersi. Morì il 7 novembre 1910 poco dopo avere pronunciato le parole “svignarsela, bisogna svignarsela”, e ribadendo di avere sempre amato la verità.

*FONTE: http://www.ilpost.it

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