LIMONOV – Emmanuel Carrère #LIBRI

Un bell’incontro quello tra Emmanuel Carrère e Eduard Sevenko “Limonov”, che ha dato vita a questo romanzo – biografia, consentendo loro di ottenere un reciproco vantaggio.
A Limonov, che ha temuto più volte nella sua vita di uscire di scena come un milite ignoto, senza lasciare traccia della sua personalità, ha assicurato un’esposizione mediatica più che sufficiente ad esorcizzare tale preoccupazione. A Carrère la vita di un personaggio fuori dalle righe, ha fornito ampio materiale per scrivere un libro avvincente, in cui la storia di Limonov è inserita in una realtà storica, politica, sociale, che sembrava di conoscere poiché appartenente a un passato non lontano, mentre il romanzo rende evidente come molti aspetti siano rimasti in ombra, almeno per l’informazione corrente..
Nellabile narrazione di Carrère, Limonov prende i connotati romantici del personaggio di un romanzo di cui si tende a seguire le vicende, dimenticando che si tratta della biografia di un personaggio reale, la cui vita presenta molte zone oscure o che sono solo sfiorate: le amicizie con le brigate serbe nella guerra dell’ex Jugoslavia; il rapporto con i servizi segreti russi; l’impegno politico come fondatore di un partito nazional – bolscevico, con un simbolo che riesumava quello nazista(un fondo rosso, con un cerchio bianco in cui era inserita la falce e martello al posto della svastica). Un simbolo insultante per un Paese che ha perso oltre venti milioni di persone nella lotta contro il nazismo, ma nello stesso tempo una presenza politica funzionale agli interessi di Eltsin sia per poter dimostrare il possibile pluralismo nella nuova Russia sia per sottrarre ai nostalgici del bolscevismo un consenso elettorale alimentato dalle conseguenze del traumatico cambiamento del sistema politico.
Un personaggio che non desta simpatia, che d’altra parte non ha mai cercato nei rapporti personali, ma che ci porta ad un trascinante viaggio nelle diverse manifestazioni della marginalità: quella del mondo underground nell’URSS del periodo brezneviano, quella sociale e umana a New York, la marginalità culturale del gruppo di redazione de l’Idiot International a Parigi, quella politica nel marasma che ha seguito il crollo dell’URSS e l’avvio della Russia negli ultimi 50 anni. In questo viaggio le lotte di Limonov sembrano quelle di un Don Chisciotte dark. Cavaliere forse senza paura, ma tutt’altro che senza macchie: al posto di Dulcinea vi sono partner di una ostentata, scabrosa bisessualità; la scelta dei mulini a vento contro cui lanciarsi lo vede sistematicamente dalla parte perdente. Carrère sintetizza il personaggio scrivendo “Bisogna dare atto di una cosa a questo fascista: gli piacciono e gli sono sempre piaciuti soltanto quelli che sono in posizione di inferiorità. I magri contro i grassi, i poveri contro i ricchi, le carogne dichiarate, che sono rare, contro le legioni di virtuosi, e il suo percorso, per quanto ondivago possa sembrare, ha una sua coerenza, perché Eduard si è schierato sempre, senza eccezione, dalla loro parte». Una valutazione a mio avviso benevola, che concede ipotetici slanci di altruismo ad un soggetto in realtà totalmente egocentrico.
Quindi uomo contro “a prescindere”, indifferente alle proprie contraddizioni: contro il regime post staliniano, ma anche contro i dissidenti che, rischiando la propria esistenza, denunciavano gli errori e gli orrori del comunismo sovietico e che Limonov ostentatamente disprezza; contro Gorbaciov, contro le riforme liberiste di Eltsin, ma anche contro la restaurazione autoritaria di Putin; contro il capitalismo, ma salvato dallo sprofondare in un abisso senza ritorno da un capitalista liberal a New York; contro i sistemi democratici, ma portato alla notorietà come scrittore da un editore francese dell’area anarchico – libertaria, testimonianza della libertà d’espressione garantita da tali sistemi.
Lo stile di Carrère è spigliato, la lettura scorrevole, il ritmo narrativo coinvolgente; tuttavia gli spazi che riserva ad ampi stralci autobiografici appaiono una concessione anche troppo generosa al proprio narcisismo. La parte iniziale, in cui può avvalersi di romanzi in chiave autobiografica scritti da Limonov risulta più dettagliata, mentre nel finale Carrère sente la mancanza di una conclusione epica che probabilmente sarebbe piaciuta anche a Limonov.

*Fonte: www.qlibri.it


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