‘Lo abbiamo bastonato di brutto’ – Da Un ragazzo fantasma – Marco Mancassola

Gli agenti arrivarono in quella strada, a pochi metri dal cancello del vecchio ippodromo.

Non è facile ricostruire di preciso cosa accadde dopo. La città dorme oppure finge di dormire, c’è ancora poca luce, gli alberi nascondono in parte la vista.
Non è facile ricostruire. Accade nella pacifica città nebbiosa, nell’alba umida e incantata. Quando arriva l’ambulanza, mezz’ora dopo, la scena è quella di una ragazzo steso sull’asfalto, a faccia in giù, i polsi ammanettati dietro la schiena.
Ha perso una scarpa. Il corpo è pieno di contusioni. Dai riccioli scuri sgocciola sangue.
Una dottoressa e il suo assistente tentano con un defibrillatore e un’inezione di adrenalina, tutto inutile, troppo tardi. In seguito si scoprirà che gli agenti stessi erano dotati di un defibrillatore, in macchina. Non hanno ritenuto di usarlo.
Non è facile ricostruire, per nulla, anche se i lividi e le ferite sul corpo parleranno con una certa eloquenza. Parleranno come una mappa dolente. La testa spaccata, le abrasioni, le mani graffiate dall’asfalto, la pelle contusa in modo mostruoso. Il testicolo schiacciato.
Anche l’autopsia parlerà. Dirà di un ematoma vicino al cuore, di probabile rigine traumatica, per quanto la morte sia stata tecnicamente per anossia postulare. In pratica è morto soffocato.
Dev’essere per questo che le scarse, timide testimonianze dicono di aver sentito un ragazzo che invocava aiuto, basta, non respiro.
Muore così. Muore invocando basta, soffocando, ammanettato e sbattuto a terra fino a crepare in mezzo a una strada.
Un ragazzo. Quattro agenti intorno a lui, tre uomini e una donna, tutti adulti, con l’età per essere i suoi genitori. In seguito si scopre anche la faccenda dei manganelli rotti. Un pestaggio così violento da causare la rottura di due manganelli. I manganelli sono stati nascosti, riemergono solo in un secondo momento, ripuliti da ogni traccia di sangue : secondo gli agenti, li ha spezzati il ragazzo con un calcio e cadendoci sopra. Così dicono. Ci è caduto sopra. Manganelli di gomma nera, spezzati all’altezza del manico. (…)

Lo abbiamo bastonato di brutto. Sempre in un secondo momento, a fatica, riemerge una trascrizione incompleta di un dialogo di quel mattino, via cellulare, tra uno degli agenti e la centrale. Lo abbiamo bastonato di brutto, dice l’agente nella telefonata.
Eppure, nel loro resoconto ufficiale dicono che il ragazzo è stato fermato per un controllo mentre passeggiava nell’alba.
Dicono che fin da subito è apparso in stato di agitazione. Probabile che tornasse da qualche festino sospetto, probabile fosse sotto gli effetti di droghe. Mai vista una simile furia, si è scagliato contro di loro, non c’è stato modo di fermarlo ! Si è fatto male da solo ! Loro hanno provato ad aiutarlo, mentre quello prendeva a testate i pali della luce !
Così raccontano i 4 agenti, che il ragazzo è morto per aver preso a testate i pali della luce. Si è ridotto in quel modo da solo.Così raccontano, e ci saranno persone pronte a crederci, oppure a fingere di crederci. Nelle settimane successive, anzi nei mesi, anzi negli anni, ci saranno colleghi e superiori pronti ad accettare questa versione, e aproteggere i quattro agenti. (…)

*Da Un ragazzo fantasma (Non saremo confusi per sempre) – Marco Mancassola


Lascia un commento