L’ORO DEL MONDO – Sebastiano Vassalli – L’Italia che esce dal fascismo

Gli ho detto: Voglio scrivere un romanzo su una vicenda complessa e in parte ancora oscura, nonostante tutti gli anni che sono trascorsi dal ’45 ad oggi. L’Italia che esce dal fascismo. Tu che ne pensi?
Ho spiegato: È la storia di quelli come me, che alla fine della guerra erano bambini e adesso sono degli uomini di mezza età, grigi o calvi, rinsecchiti o gonfi, rintronati o sfatti. È il romanzo della mia generazione. Da una parte ci siamo noi, bambini e adolescenti, e dall’altra tutti gli italiani -in gran parte defunti, se Dio vuole!- che sono stati fascisti per vent’anni e poi a un tratto si ritrovano così, fuori dalle farneticazioni e dei sogni: faccia a faccia con il loro stupido destino. Quaranta milioni di spennacchiati senza futuro né patria né dignità: un volgo querulo e osceno, un immenso starnazzante pollaio. Sparpagliato per il mondo, eccetera. A me, parlando, capita di infervorarmi e l’editore invece mi guardava tra infastidito e distratto, faceva sì con la testa ma….
… Avrei dovuto lasciar perdere, lo capivo benissimo; invece io quando comincio a parlare dei miei romanzi sono inarrestabile e ho continuato a spifferare: La Resistenza non c’entra. L’Italia piccola e nobile dei trentamila o trecentomila che combatterono nelle retrovie contro i fascisti e i tedeschi ha già una sua letteratura, del tutto ragguardevole, direi, ed è la foglia di fico che,l’altra Italia, quella ignobile dei quaranta milioni di ex-fascisti, ha poi usato per ricoprirsi le vergogne. In un’ennesima operazione trasformistica…
(…) È un bel tema, grande quanto basta e inesplorato quanto basta. M’infervorai, come al solito: un grande dramma collettivo! Quarantacinque milioni di italiani che sono stati fascisti per vent’anni e poi non sono più niente: sorci che scappano, impazziti, mentre la nave va a picco! Che affogano a migliaia e a decine di migliaia. La marina e l’esercito in giro per il mondo…
E’ tutta merda, disse lui. Merda sepolta. Non smuoverla.
Ci restai male: e i caduti? E gli atti di eroismo, che pure c’erano stati? Gli dissi: pensa a Cefalonia!
Strinse a testa fra le mani: Cosa ne sai tu, di questo! Tutti quei morti, disse ancora lo zio Alvaro, sono morti per niente, e il resto è merda: la guerra, il seguito, tutto. Rimase a lungo in silenzio.
Se ti dicessi, riprese, che tra i sopravvissuti c’è stato anche chi ha fatto la carriera, su quella strage, tu forse non mi crederesti. Invece il carrierista c’è stato. Così come ci sono stati quelli che all’indomani della strage si sono offerti di passare coi tedeschi, senza che nessuno ce li costringesse, bada bene! Di loro scelta. Volontariamente. Quasi mille italiani a Cefalonia sono poi diventati collaborazionisti, subito dopo il massacro; hanno aiutato gli assassini a liberarsi dai cadaveri, a rimettere in sesto le difese costiere, a falsare le carte dell’eccidio e, infine, il tocco d’artista: quando i tedeschi si sono ritirati, loro si sono finti partigiani e sono rientrati in Italia con gli onori delle armi… Non mi vuoi credere? Ti dà la nausea? E allora, se sei debole di stomaco, devi lasciar perdere quel tuo romanzo. La storia è merda, Sebastiano. Secolo dopo secolo, tonnellata dopo tonnellata. Un immenso letamaio e basta.

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